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Appunti per la Chiesa: uscire, scendere, condividere

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Uscire. Usciamo perché preferiamo la ricerca all'autoreferenzialità. Non temiamo di essere messi in discussione, non diffondiamo certezze, perché siamo graffiati dal dubbio e camminiamo circondati dall'oscurità. Portiamo esperienza e lottiamo, spesso senza riuscirci, per custodire la speranza. A volte perdiamo la fede (nell'accezione di fiducia) vicino al cartone di un senzatetto o nella baracca di un impoverito dal quel Sistema osannato -dietro compenso- da manipolatori o -gratuitamente- da sudditi in senso ontologico. Abbiamo bisogno di dialogo, non cerchiamo contenitori da riempire con le nostre risposte. Sentiamo di dover esplorare ambiti sconosciuti, di scoprire parole nuove o di allargarne il significato. Ogni contributo è necessario, ogni frammento di verità è sacro, per questo ascoltiamo le voci diverse dalle nostre e da quelle che ci danno ragione. Poi dopo accurato discernimento tratteniamo solo ciò che ci avvicina a Dio.
Scendere. Rifiutiamo privilegi e differen…

Itinerario di ricerca spirituale ed esistenziale

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Parola.  Apro la Sacra Scrittura, cerco il significato di questo tempo che scorre uguale a se stesso. Sotto il dominio dell’Impero e senza beatitudine, con la promessa del Regno derisa e degradata a mera illusione, con il pathos dell’incontro con Dio legalizzato in adempimento domenicale, con la Chiesa rinchiusa nei palazzi nonostante le sollecitazioni profetiche. Trovo le parole che mi fanno risalire dall'abisso, dal fango, sopravvivere ai nemici (1).
Preghiera/Eucaristia.  Mi siedo davanti al tabernacolo. Nel silenzio mi aiuti a dare un nome alle cose che mi accadono. Nel silenzio smascheri le voci della menzogna. Poi alla tua mensa mi nutro con la Vita che hai deciso di donare gratuitamente, senza corrispettivo e senza controlli all'ingresso. Così cammino con la tua forza, più che con le gambe. Così respiro con la tua Grazia, più che con i polmoni. Così vedo progressivamente con la tua prospettiva, più che con gli occhi.
Poveri. Ascolto un povero, lasciato solo a causa degli…

Certezza dell'oppressore e speranza dell'oppresso: tempo ed eternità

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L’oppressore vede la sua vittima soccombere e si sente rassicurato. Crede che la sua capacità di accumulo possa prevalere sulla Provvidenza di Dio, che la sua forza annulli la Giustizia di Dio e che il suo egoismo riesca a prendersi gioco della Compassione di Dio.

L’oppressore si crede più potente del silenzio di Dio. Vede affermarsi la sua iniquità a scapito della benevolenza di Dio. L’oppressore si crede più forte di Dio, anzi si crede dio. Ha i suoi templi: la casa, l’ufficio, l’azienda. Ha i suoi adoratori (meglio adulatori) che lo ossequiano, lo incensano, lo pregano. L’oppressore, davanti a tanta insistenza, fa qualche concessione e si sente buono. Si tratta, quindi, di un dio esigente, ma alla fine comprensivo. Opprime, ma se lo assecondi non ti uccide e puoi sopravvivere. Ti toglie l’aria, ma se lo assecondi riesci ancora galleggiare.
L’oppressore si riscopre circondato di consenso, spalleggiato da un esercito di fedelissimi a tempo determinato (cioè fino a quando vengono imb…

Fermarsi: inizio della conversione

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«Non evitare coloro che piangono e con gli afflitti mòstrati afflitto. Non indugiare a visitare un malato, perché per questo sarai amato» (Siracide 7,34-35).
Critica.Fermiamoci. Cambiamo programma, spostiamo o annulliamo gli impegni. Rinunciamo allo svago. Abbiamo bisogno di vagliare criticamente le voci che ascoltiamo e le suggestioni che si insinuano nei processi decisionali. Abbiamo bisogno di tempo per “scavare dentro”, di silenzio e solitudine per “riconoscere”. C’è da strappare l’etichetta appiccicata sulla realtà e c’è da riscrivere il nome nuovo secondo lo Spirito. Occorre sanare la deformazione della nostra identità, sottraendoci al servizio degli idoli, anche se remunerato. Dobbiamo prepararci al deserto dei consensi e dei sostegni, perché la strada della liberazione contraddice le logiche dominanti. La profezia smaschera la loro iniquità e la loro capacità di asservimento, l’utopia indica la meta.
Condivisione.Fermiamoci. Cambiamo programma, spostiamo o annulliamo gli impegni…

Osea e Michea: cambio di paradigma della relazione

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Amore preveniente. «Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (1). 
Da soli non riusciamo, pur impegnandoci e pur volendolo, nemmeno a convertirci seriamente. Appena modifichiamo qualche nostro comportamento marginale, oppure eseguiamo tutte le devozioni che abbiamo pianificato, corriamo al tempio per autoincensarci: «Vedi Signore mi attengo alla dottrina, non sono come quegli atei, quei fornicatori e quei nullafacenti là fuori» (2). Illudendoci che la conversione dipenda dai nostri sforzi, ci esaltiamo davanti ai primi risultati (o presunti tali). E giudichiamo, nel senso di condannare. E ci sentiamo migliori, nel senso di emarginare.
Crediamo che la conversione consista in adempimenti o rinunce muscolari capaci di farci arrivare puri davanti Dio, e perciò di essergli graditi. La perfetta esecuzione assicurerebbe, infatti -magari dopo adeguate verific…

Quelli della via: cammini di condivisione

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Abbandoniamo le riunioni di programmazione, riponiamo negli appositi scaffali i libri di testo, rinunciamo all'efficacia operativa delle strutture.

Ci rifiutiamo di compilare i report delle iniziative.

Usciamo, per metterci in ascolto dello Spirito che parla al cuore e nella storia.

Scegliamo la polvere della strada che conosce i passi dell’uomo, rispetto a quella delle sacrestie e degli uffici che rende l’aria viziata.

Scegliamo la scuola dei poveri che smaschera gli idoli e guida alla salvezza, rispetto a quella delle cattedre che definendo, catalogando, elencando, confonde le convinzioni degli intellettuali con la meravigliosa drammaticità del mistero di Dio.

Lasciamo a casa i ruoli dell’insegnante/catechista/animatore ed indossiamo solo la nostra umanità fragile, infedele ma amata da Dio.

Non cerchiamo giovani, fidanzati, coppie ed utenti vari, ma fratelli con i quali camminare.

Nessuno conosce il tragitto che dovremo percorrere. Nessuno può dare indicazioni. La nostra respon…

Preghiera a San Oscar Romero, voce degli oppressi

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Il 12 marzo 1977, ti trovi ad Aguilares, davanti ai corpi crivellati di padre Rutilio Grande (48 anni), Manuel Solórzano (72 anni) e di Nelson Rutilio Lemus (16 anni).

Sei turbato: quella violenza e quel sangue adesso te li senti addosso. Gli occhi smarriti dei campesinos e dei sacerdoti minacciati dalla repressione, cercano risposte.
Tu, arcivescovo di San Salvador da circa un mese, senza recitare la parte dell’eroe, decidi di raccogliere il testimone della profezia.
È così che gli oppressi di quella terra non perdono la voce e la speranza.
Porta anche noi, san Oscar Romero, nei luoghi in cui l’iniquità sembra ostacolare la causa del Regno o addirittura prevalere ed aiutaci a contraddire le logiche di sopraffazione.
Insegnaci a scegliere la radicalità evangelica e non la sopravvivenza protetta dalla burocrazia, la condivisione e non i privilegi.
Aiutaci ad entrare in conflitto con il Potere e con i suoi lacchè, a preferire l’inquietudine all'adattamento e la pratica della giusti…