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Papa Francesco: desidero una Chiesa povera per i poveri

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“L’imperativo di ascoltare il grido dei poveri si fa carne in noi quando ci commuoviamo nel più intimo di fronte all'altrui dolore. Rileggiamo alcuni insegnamenti della Parola di Dio sulla misericordia, perché risuonino con forza nella vita della Chiesa. Il Vangelo proclama: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). L’Apostolo Giacomo insegna che la misericordia verso gli altri ci permette di uscire trionfanti nel giudizio divino: «Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio» (2,12-13). In questo testo, Giacomo si mostra erede della maggiore ricchezza della spiritualità ebraica del post-esilio, che attribuiva alla misericordia uno speciale valore salvifico: «Sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti, perché tu possa godere lun…

Con Dio si risorge da qualsiasi morte

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Chi non comprende il sacrificio della vita per servire il Regno di Dio non conosce la solitudine dei poveri.
Chi suggerisce la fuga dalla sofferenza non ha mai visto il sollievo di un malato per una carezza ricevuta.
Chi afferma di non credere ai cambiamenti delle persone non ha mai visto le lacrime di un detenuto.
Chi benedice l’attuale sistema economico-sociale non ha mai respirato i veleni generati dal profitto e non ha mai ascoltato una vedova di un caduto a causa del lavoro precario, sfruttato, deregolamentato.
Nella compassione l’uomo scopre la sua somiglianza con Dio e quindi la sua verità.
L’uomo compassionevole, per l'azione dello Spirito, può cadere, ma non soccombere.
Può essere processato, condannato ma non può essere eliminato.
Se muore, la sua testimonianza si moltiplica.
Nelle tenebre del mondo segue una piccola luce, quasi impercettibile, eppure inestinguibile.
Il suo sguardo si volge verso orizzonti infiniti.
Ascolta la voce dell’Amato, gustando le sue parole se…

Il pellegrino e l’eremita: la via scelta da Dio

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Un pellegrino si recò da un eremita per ricevere un consiglio spirituale. L’eremita lo accolse senza uscire dal silenzio. Dopo un po’ di tempo, guardò con simpatia il pellegrino e, congedandolo, gli raccomandò di tornare dopo un anno.
Arrivato il momento concordato per l’appuntamento, il pellegrino ritornò, entusiasta, al rifugio dell’eremita. Giunto sul posto, trovò un uomo che lo attendeva. «So chi sei! –gli disse- La persona che cerchi è in cielo, ormai da due mesi. Ha lasciato questo biglietto per te».
Il pellegrino, sorpreso e commosso, prese la busta e corse lontano. Così, nel mormorio di un vento leggero(1), poté leggere queste parole:
«Se vuoi incontrare Dio percorri la strada dei calpestati e dei derisi».

(1) Cfr. 1Re 19, 1-18

Foto: Pixabay

La componente mistica e politica della sequela

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«Al centro della cristologia non c’è un’idea, ma una storia, una storia pericolosa che guida alla sequela e che soltanto nella sequela manifesta la sua forza salvante. Cristo non è un’”altezza” degna di adorazione, ma è sempre anche “via” (Gv 14,6). E ogni tentativo di “conoscerlo”, di “comprenderlo”, è comunque un “andare”, un seguire. Perciò sequela non è soltanto una posteriore applicazione della cristologia ecclesiastica alla nostra vita; la pratica della sequela è proprio una parte centrale della cristo-logia, a meno che non si voglia sostituire il lógos di questa cristologia, e del cristianesimo in generale, con il lógos (puramente contemplativo) dei greci, per il cui Dio delle idee il Dio biblico della storia con il suo Cristo poteva essere solo “follia”.

Cristo deve essere pensato in modo che non sia mai solo pensato. La cristologia non fornisce soltanto insegnamenti sulla sequela, non rappresenta un sistema di saperi privo di soggetto, ma si alimenta, per amore della sua ver…

Giovanni Crisostomo: i beni dei ricchi appartengono ai poveri

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La maschera dei ricchi. «…prendi posto nel mondo, come se fosse un teatro, e osserva quelli che recitano sulla scena; se vedi molti ricchi, non pensare che lo siano davvero, ma che indossano la maschera dei ricchi. Infatti, come capita che chi sulla scena interpreta la parte del re e del generale è un servo o uno di quelli che al mercato vendono i fichi e l’uva, così questo ricco spesso è il più povero di tutti. Infatti, qualora gli strappi la maschera, ne sveli la coscienza e gli penetri nella mente, scoprirai un’assoluta povertà di virtù e che è l’uomo più spregevole. Infatti come a teatro, al calar della sera, dopo che gli spettatori se ne sono andati e gli attori sono usciti di scena e si sono tolti il costume, finalmente rivelano la loro reale condizione quelli che a tutti sembrano re e generali. Così avviene nella vita: dopo che è sopraggiunta la morte ed è finito lo spettacolo, tutti si tolgono la maschera della ricchezza e della povertà e se ne vanno via da questo mondo. E son…

Il paese non può sopportare le parole del profeta Amos

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Il linguaggio di Amos è duro, tagliente, capace di separare. Il velo di ipocrisia gettato sulla realtà dagli oppressori (esterni ed interni) non regge all'urto della sua azione profetica. Amos pone la scure alla radice dell’albero: denuncia le ingiustizie sociali, il culto vuoto (cioè staccato dalla pratica della giustizia), lo sfarzo delle classi dominanti, la pretesa di considerare la relazione con Dio come garanzia di mantenimento dei privilegi.
Amos riporta le parole di biasimo del Signore indicando situazioni concrete:

«[Gaza e i Filistei] hanno deportato popolazioni intere» (Am 1,6);

«[Tiro e la Fenicia] hanno deportato popolazioni intere a Edom senza ricordare l’alleanza fraterna» (Am 1,9);

«[Edom] ha inseguito con la spada suo fratello e ha soffocato la pietà verso di lui, perché ha continuato l’ira senza fine e ha conservato lo sdegno per sempre» (Am 1,11);

«[Gli Ammoniti] hanno sventrato le donne incinte di Gàlaad per allargare il loro confine» (Am 1,13);

«[Moab] ha bru…

Papa Francesco: non dimenticate di pregare per me

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Caro Francesco,

mentre i sepolcri imbiancati, gonfi di livore, tramano per farti cadere, i piccoli pregano per la tua missione.
Quelli che incontri nei venerdì della misericordia.
Quelli che raggiungi nelle periferie.
Quelli che non ti vergogni di accarezzare, incontrare, ascoltare.
Quelli che fai sentire nuovamente (o per la prima volta) accolti dalla Chiesa.
Quelli che vivono l’amore per i poveri come opzione per Cristo.
Quelli che vedono nel Concilio Vaticano II un evento dello Spirito.
Quelli che ripongono tutta la propria speranza nella Misericordia di Dio.
Quelli che sostengono la tua azione profetica di denuncia delle ingiustizie sociali e dell’ipocrisia che si annida nelle strutture ecclesiastiche.
Quelli che portano il Vangelo nelle strade, che cercano i lontani, che scendono negli abissi dell’umanità.

Sono i piccoli a pregare per te, a ringraziare Dio perché ti percepiscono come suo dono.
E se avverti i morsi della solitudine o ti assale la paura per le manovre che avvengon…