Post

Il pellegrino e l’eremita: la via scelta da Dio

Immagine
Un pellegrino si recò da un eremita per ricevere un consiglio spirituale. L’eremita lo accolse senza uscire dal silenzio. Dopo un po’ di tempo, guardò con simpatia il pellegrino e, congedandolo, gli raccomandò di tornare dopo un anno.
Arrivato il momento concordato per l’appuntamento, il pellegrino ritornò, entusiasta, al rifugio dell’eremita. Giunto sul posto, trovò un uomo che lo attendeva. «So chi sei! –gli disse- La persona che cerchi è in cielo, ormai da due mesi. Ha lasciato questo biglietto per te».
Il pellegrino, sorpreso e commosso, prese la busta e corse lontano. Così, nel mormorio di un vento leggero(1), poté leggere queste parole:
«Se vuoi incontrare Dio percorri la strada dei calpestati e dei derisi».

(1) Cfr. 1Re 19, 1-18

Foto: Pixabay

La componente mistica e politica della sequela

Immagine
«Al centro della cristologia non c’è un’idea, ma una storia, una storia pericolosa che guida alla sequela e che soltanto nella sequela manifesta la sua forza salvante. Cristo non è un’”altezza” degna di adorazione, ma è sempre anche “via” (Gv 14,6). E ogni tentativo di “conoscerlo”, di “comprenderlo”, è comunque un “andare”, un seguire. Perciò sequela non è soltanto una posteriore applicazione della cristologia ecclesiastica alla nostra vita; la pratica della sequela è proprio una parte centrale della cristo-logia, a meno che non si voglia sostituire il lógos di questa cristologia, e del cristianesimo in generale, con il lógos (puramente contemplativo) dei greci, per il cui Dio delle idee il Dio biblico della storia con il suo Cristo poteva essere solo “follia”.

Cristo deve essere pensato in modo che non sia mai solo pensato. La cristologia non fornisce soltanto insegnamenti sulla sequela, non rappresenta un sistema di saperi privo di soggetto, ma si alimenta, per amore della sua ver…

Giovanni Crisostomo: i beni dei ricchi appartengono ai poveri

Immagine
La maschera dei ricchi. «…prendi posto nel mondo, come se fosse un teatro, e osserva quelli che recitano sulla scena; se vedi molti ricchi, non pensare che lo siano davvero, ma che indossano la maschera dei ricchi. Infatti, come capita che chi sulla scena interpreta la parte del re e del generale è un servo o uno di quelli che al mercato vendono i fichi e l’uva, così questo ricco spesso è il più povero di tutti. Infatti, qualora gli strappi la maschera, ne sveli la coscienza e gli penetri nella mente, scoprirai un’assoluta povertà di virtù e che è l’uomo più spregevole. Infatti come a teatro, al calar della sera, dopo che gli spettatori se ne sono andati e gli attori sono usciti di scena e si sono tolti il costume, finalmente rivelano la loro reale condizione quelli che a tutti sembrano re e generali. Così avviene nella vita: dopo che è sopraggiunta la morte ed è finito lo spettacolo, tutti si tolgono la maschera della ricchezza e della povertà e se ne vanno via da questo mondo. E son…

Il paese non può sopportare le parole del profeta Amos

Immagine
Il linguaggio di Amos è duro, tagliente, capace di separare. Il velo di ipocrisia gettato sulla realtà dagli oppressori (esterni ed interni) non regge all'urto della sua azione profetica. Amos pone la scure alla radice dell’albero: denuncia le ingiustizie sociali, il culto vuoto (cioè staccato dalla pratica della giustizia), lo sfarzo delle classi dominanti, la pretesa di considerare la relazione con Dio come garanzia di mantenimento dei privilegi.
Amos riporta le parole di biasimo del Signore indicando situazioni concrete:

«[Gaza e i Filistei] hanno deportato popolazioni intere» (Am 1,6);

«[Tiro e la Fenicia] hanno deportato popolazioni intere a Edom senza ricordare l’alleanza fraterna» (Am 1,9);

«[Edom] ha inseguito con la spada suo fratello e ha soffocato la pietà verso di lui, perché ha continuato l’ira senza fine e ha conservato lo sdegno per sempre» (Am 1,11);

«[Gli Ammoniti] hanno sventrato le donne incinte di Gàlaad per allargare il loro confine» (Am 1,13);

«[Moab] ha bru…

Papa Francesco: non dimenticate di pregare per me

Immagine
Caro Francesco,

mentre i sepolcri imbiancati, gonfi di livore, tramano per farti cadere, i piccoli pregano per la tua missione.
Quelli che incontri nei venerdì della misericordia.
Quelli che raggiungi nelle periferie.
Quelli che non ti vergogni di accarezzare, incontrare, ascoltare.
Quelli che fai sentire nuovamente (o per la prima volta) accolti dalla Chiesa.
Quelli che vivono l’amore per i poveri come opzione per Cristo.
Quelli che vedono nel Concilio Vaticano II un evento dello Spirito.
Quelli che ripongono tutta la propria speranza nella Misericordia di Dio.
Quelli che sostengono la tua azione profetica di denuncia delle ingiustizie sociali e dell’ipocrisia che si annida nelle strutture ecclesiastiche.
Quelli che portano il Vangelo nelle strade, che cercano i lontani, che scendono negli abissi dell’umanità.

Sono i piccoli a pregare per te, a ringraziare Dio perché ti percepiscono come suo dono.
E se avverti i morsi della solitudine o ti assale la paura per le manovre che avvengon…

Don Primo Mazzolari: una generazione di ossessi da Mammona

Immagine
«Il tradimento di Gesù Povero, di Gesù Maestro, di Gesù Redentore, di Gesù Chiesa continuerà finché qualcuno potrà offrire alla cupidigia di chi non ha nulla trenta denari. La nostra generazione è una generazione di ossessi da Mammona. Qualcuno sarà sempre venduto finché crederemo nel denaro. Tutti possiamo essere oggetto di baratto in un mondo pronto a prostituirsi per non perdere dieci lire […] Quando l’unico desiderio è quello di evadere dal girone della povertà e di non cadervi, non soltanto la causa del povero è abbandonata, ma è abbandonata la causa dell’uomo. Il voler fare dell’uomo un contabile lo fa un sottouomo.
Ma è proprio vero che l’uomo è tutto egoismo, nient’altro che egoismo? E se in lui ci fosse qualcosa di diverso, di più umano (non importa se ci abbiamo badato poco fin qui) su cui far leva? Ci può essere un realismo che mutila l’uomo e lo fa schiavo dei suoi elementi inferiori, ai quali abbiamo lasciato via libera. Non è il primo caso che, per voler fare unicamente…

Davanti a questa società rimangono solo le lacrime

Immagine
Ti chiediamo, Signore, il dono delle lacrime.
Lacrime di sdegno per l’ingiustizia, di compassione e di comprensione per i calpestati.
Vediamo il loro dolore per la scientifica sottrazione di opportunità e non vogliamo né girarci dall'altra parte, né passare oltre.
Ascoltiamo parole vuote di senso, senza partecipazione e non vogliamo né adeguarci, né addormentarci in una quiete ipocrita.
Ci troviamo nel cuore dell’Impero, in una società malata di distanza e ubriaca di gossip. Si vivono relazioni prigioniere della forma, si recita il copione previsto dal ruolo. Sul grande palcoscenico costruito dall'opulenza, la massima aspirazione è diventata una felicità di plastica. Senza luce negli occhi. Senza sorriso. Senza calore.
Non ci si ferma a confrontare il pensiero dominante con il paradigma evangelico. Non si considerano prospettive diverse, non emergono decisioni radicali, testimonianze autentiche. Scarseggiano i profeti, abbondano i replicanti. È una società rigida, legata dal…