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Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto» (Salmo 27, 8a)

Cerco le cose che rimangono, gesti che scavalcano il tempo, segni di un amore che non attende retribuzioni. Cerco dietro l'apparenza, fuori dalle convenzioni, al di là dei concetti, nelle profondità. Cerco il tuo nascondiglio, o Dio, tra le ombre, mentre cado nel vuoto, sapendo che scegli di stare dove nessuno si aspetterebbe. Foto: qui  

Cercate me e vivrete (Amos 5,4)

Benedette le crisi che fanno crollare le elaborazioni e i massimi sistemi. Che destrutturano, spingendo all'essenza. Che costringono a riprendere la ricerca. Servono parole nuove perché Dio non è un punto fermo (1) , ma un discorso aperto, dinamico. E servono colori nuovi perché Dio non è il risultato delle nostre idee, ma un Volto che si lascia ritrarre. (1) Punto fermo: usato in riferimento alla funzione di chiusura del periodo o di una singola frase (fonte:  qui ), non in senso figurato di qualcosa di inamovibile, fondamentale.  Foto originale: qui

Riflessioni intorno al dolore

Possiamo conoscere tutta la teologia e la filosofia del mondo, possiamo imparare a memoria le poesie più belle e recitare le preghiere più commoventi, ma davanti al dolore vero (e ancora di più davanti alla morte) ci scopriamo sempre impreparati. Dobbiamo riconoscerlo: il dolore e la morte  ci fanno sentire in balia di un destino avverso. La spiritualità cristiana non è la spiritualità dei superuomini, non insegna ad affrontare  la sofferenza e la morte da eroi, ma da figli, non propone la forza temeraria ma la fiducia. Nel Getsèmani Gesù avverte paura e angoscia e confida ai suoi amici la sua profonda tristezza  (1) . Luca nel Vangelo riporta, addirittura, lo shock psicofisico, subito dal Signore, che gli procura la rottura dei capillari (2) . Gesù vive la fragilità dell'uomo, ma si affida al Padre credendo nel compimento del disegno di salvezza, nonostante abbia davanti ai suoi occhi la capacità di contraddizione, di annientamento della sofferenza e della morte. La salvezza non c

I pellegrinaggi che segnano la vita

Nulla ha cambiato la mia vita come la partecipazione ai pellegrinaggi. Quelli che vivono, ogni giorno, i poveri: dal dormitorio alle docce, dalle docce agli uffici per le pratiche burocratiche, dalle pratiche ai luoghi dell'elemosina, dall'elemosina alla mensa per il pranzo, dalla mensa alla ricerca di un riparo dal freddo o dal caldo, dal riparo  al centro per la distribuzione di alimenti/vestiti, dal centro ai luoghi dell'elemosina, dall'elemosina alla mensa per la cena, dalla mensa al dormitorio per la notte. Nulla ha cambiato la mia vita come il volto  dei crocifissi della storia. « Tra i poveri il Cristo ha voluto porre la sua cattedra di redenzione » (1) . (1) (San Oscar Romero omelia 24/12/1978, citazione in Sobrino, La salvezza che viene, Concilium, Tempo di cambiamenti, 1/2006, p. 50) Foto: qui

Caro laico: smettila di delegare

Caro laico, se tu conoscessi il dono (1) che Dio ti ha fatto nel battesimo, smetteresti di vivere nella Chiesa come spettatore. Il padrone della vigna cerca disperatamente operai. Esce ogni giorno: all'alba, verso le nove, verso mezzogiorno, verso le tre e verso le cinque (2) . Coraggio! Smettila di delegare. Ci sono povertà che solo tu puoi sostenere. Ci sono solitudini che solo tu puoi riempire. Ci sono oppressioni che solo tu puoi spezzare. (1) Cfr. Gv 4,10 (2) Cfr. Mt 20, 1-16 Foto: qui

Nulla da aggiungere, tutto da testimoniare

Si rassegnino i poeti che sono alla ricerca del sommo verso. Si arrendano i filosofi che sono alla ricerca di una verità inconfutabile. Perché quel verso è già stato scritto ed è: «mettimi come sigillo sul tuo cuore» (1), e quella verità è già stata trovata ed è: «Dio è amore» (2) . Ma, per questo, non si scoraggino. Infatti c'è bisogno di raccontare la bellezza e la verità con parole sempre nuove. (1) Ct 8,6 (2) 1Gv 4,8 Foto: qui

Credi tu questo? (Gv 11,26). Risorgere dai nostri sepolcri.

Proprio la tua vita imperfetta, proprio questa tua storia ferita, può essere un dono per gli altri. Adesso, non domani. Tu, lo credi? Cristo è in attesa di un piccolo sì per compiere le sue meraviglie. Solleviamo lo sguardo dalle nostre contraddizioni, la sua Misericordia sta già  disegnando nuovi orizzonti. Smettiamola di ascoltare  la voce sinistra dei sensi di colpa, la sua Parola sta già creando nuove possibilità. Usciamo dai sepolcri esistenziali che abbiamo costruito su ordine dei benpensanti e dei dissimulatori dei propri limiti. Fuori ci sono sorelle e fratelli che hanno bisogno di sorrisi veri. Quelli che trapelano attraverso vite imperfette e storie ferite. Foto: qui

Santa Teresa di Lisieux: un episodio commovente

Gli anni iniziali al Carmelo, quelli dedicati alla formazione e alla preparazione della scelta definitiva, per Santa Teresa di Gesù Bambino, non sono stati affatto semplici. Nel Manoscritto A Teresa stessa racconta: « ...i miei primi passi hanno incontrato più spine che rose! Sì, la sofferenza mi ha teso le braccia e io mi ci sono gettata con amore » (1). C'è un episodio, semplice e commovente,  della sua vita che può aiutarci a superare alcune difficoltà nel cammino di fede. Un giorno in cui mancano gli addetti alla sistemazione e alla pulizia della chiesa, Teresa, giovane novizia, si inginocchia direttamente sull'altare maggiore, e bussando alla porticina del tabernacolo, dice: « Ci sei Gesù? Rispondimi ti prego » (2) . Teresa sperimenta l'aridità,  l'assenza di consolazione,  il silenzio di Dio, paradossalmente, proprio quando avrebbe avuto bisogno di conferme sulla sua vocazione. Pochi giorni prima della professione, in una lettera alla sorella, ammette di trovarsi 

Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25)

La nostra ombra non può impedirci più di amare. Cristo risorge e noi con Lui. Foto: qui

Voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete (Gv 8,54-55)

Non accontentiamoci di quello che sentiamo in giro su Dio. Piuttosto mettiamoci in cammino alla ricerca del suo Volto. Non cerchiamolo nelle elaborazioni sofisticate, Lui si rivela ai semplici e ai piccoli. Non cerchiamolo nelle formule rigide, Lui è dialogo. E togliamo le maschere di perfezione, perché Lui non si scandalizza delle nostre ombre. Conoscere Dio non significa costruire idee su di Lui, ma, al contrario, destrutturare quelle formate secondo parametri solo umani. Infatti non si tratta di possedere delle nozioni, ma di stare in relazione con Lui. La vera conoscenza di Dio inizia dall'ascolto: occorre accorgersi di un dono, non di fare conquiste di cui vantarsi. Scrive Gregorio di Nissa: «Ogni concetto forgiato dall’intelletto per tentare di raggiungere e penetrare la natura divina non giunge che a produrre un idolo di Dio, non a farlo conoscere» (1) . Il desiderio di Dio di rivelarsi è infinitamente più grande del nostro desiderio di conoscerlo. Quindi dobbiamo solo aprir