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Pregare con il salmo 3: tu sei mia gloria e sollevi il mio capo

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Signore fai risuonare il grido del povero
nel nostro cuore.
Senza tregua.
Senza possibilità di essere ignorato.
Guarisci il nostro giudizio dalla piaga
della banalizzazione e dall'assenza
di compassione.
Capovolgi le nostre prospettive
insegnaci a preferire gli ultimi e
a perderci nella loro solitudine.
Ricordaci che spetta a loro il primo annuncio,
il primo pensiero, la  prima sollecitudine.
Mandaci ad asciugare le lacrime e a condividere
i pesi dell’emarginazione di un’umanità non riconosciuta.
Donaci di essere segno di contraddizione nei confronti
di questo Sistema economico-sociale che ha bisogno di vittime per
garantire il suo iniquo benessere.
Mostraci, Signore, la via dell’abisso dove,
insieme ai poveri, vieni gettato dalle logiche del mondo.
È quello anche il nostro posto perché
vogliamo amare come ami Tu.

Salmo 3 "Signore, quanti sono i miei oppressori! Molti contro di me insorgono. Molti di me vanno dicendo: «Neppure Dio lo salva!». Ma tu, Signore, sei mia difesa, tu se…

Coronavirus: appunti per una lettura spirituale

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Diamoci appuntamento nella categoria della speranza,
che non è rimozione del dramma o attesa statica del lieto fine,
ma certezza di vedere il passaggio di Dio.

La ragione balbetta,
il cuore sanguina,
l'anima prega, ma non sa cosa domandare.
Allora lo Spirito stesso intercede con insistenza
per noi con gemiti inesprimibili.  (Cfr. Rom 8,26).

Dire: "La vita continua",
senza assumere il dolore delle vittime
è cinismo, non speranza.

Da una parte i defunti in solitudine.
Dall'altra i giochi sporchi della finanza e
l'aritmetica disumana del PIL.
Da una parte l'abisso del dolore.
Dall'altra l'abisso dell'immoralità.

Uniamoci in una grande preghiera e chiediamo
un unico grande prodigio: la nostra conversione.
Per riuscire a leggere questi tempi.
Per riuscire a vedere nella notte.

C'è bisogno di nuove parole. Di nuovi paradigmi. Di nuove relazioni. "Cosa posso fare per te?",  dovrà essere il saluto di una nuova umanità. Altrimenti sarà stata…

Il sigillo di Dio: vocazione alla gratuità

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Non ricordo il momento preciso in cui è iniziata la mia vita.
Non ho visto chi mi ha donato la parola e in quale modo.
Provo amore, ma non capisco il motivo.
Provo compassione per la sofferenza altrui, ma non capisco il motivo.
Riesco a sentire la voce della libertà nonostante l’urlo sguaiato del mondo.
Riconosco la Provvidenza nonostante il destino di asservimento scritto dal mondo.
Approfondisco, cerco alternative alla massificazione senza che qualcuno me l’abbia insegnato.
Sono giunto al disprezzo degli idoli mentre il coro dei replicanti mi suggeriva il contrario.
Prego, mi sento accolto, anche se mi ritrovo circondato solo di silenzio.
Non ho meriti, vivo realtà che non ho creato, né costruito.
Ti lodo Dio della gratuità, che mi hai voluto solo per amore.
Ti lodo Dio dell’oblazione, che mi hai voluto solo per amore.
Senza convenienza. Senza utilità. Senza scambio.
Fa’ che io non rinneghi, il sigillo del tuo dono.

«Ho detto a volte: chi cerca Dio, e oltre a Dio anche qualcos’altr…

Papa Francesco: desidero una Chiesa povera per i poveri

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“L’imperativo di ascoltare il grido dei poveri si fa carne in noi quando ci commuoviamo nel più intimo di fronte all'altrui dolore. Rileggiamo alcuni insegnamenti della Parola di Dio sulla misericordia, perché risuonino con forza nella vita della Chiesa. Il Vangelo proclama: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). L’Apostolo Giacomo insegna che la misericordia verso gli altri ci permette di uscire trionfanti nel giudizio divino: «Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio» (2,12-13). In questo testo, Giacomo si mostra erede della maggiore ricchezza della spiritualità ebraica del post-esilio, che attribuiva alla misericordia uno speciale valore salvifico: «Sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti, perché tu possa godere lun…

Con Dio si risorge da qualsiasi morte

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Chi non comprende il sacrificio della vita per servire il Regno di Dio non conosce la solitudine dei poveri.
Chi suggerisce la fuga dalla sofferenza non ha mai visto il sollievo di un malato per una carezza ricevuta.
Chi afferma di non credere ai cambiamenti delle persone non ha mai visto le lacrime di un detenuto.
Chi benedice l’attuale sistema economico-sociale non ha mai respirato i veleni generati dal profitto e non ha mai ascoltato una vedova di un caduto a causa del lavoro precario, sfruttato, deregolamentato.
Nella compassione l’uomo scopre la sua somiglianza con Dio e quindi la sua verità.
L’uomo compassionevole, per l'azione dello Spirito, può cadere, ma non soccombere.
Può essere processato, condannato ma non può essere eliminato.
Se muore, la sua testimonianza si moltiplica.
Nelle tenebre del mondo segue una piccola luce, quasi impercettibile, eppure inestinguibile.
Il suo sguardo si volge verso orizzonti infiniti.
Ascolta la voce dell’Amato, gustando le sue parole se…

Il pellegrino e l’eremita: la via scelta da Dio

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Un pellegrino si recò da un eremita per ricevere un consiglio spirituale. L’eremita lo accolse senza uscire dal silenzio. Dopo un po’ di tempo, guardò con simpatia il pellegrino e, congedandolo, gli raccomandò di tornare dopo un anno.
Arrivato il momento concordato per l’appuntamento, il pellegrino ritornò, entusiasta, al rifugio dell’eremita. Giunto sul posto, trovò un uomo che lo attendeva. «So chi sei! –gli disse- La persona che cerchi è in cielo, ormai da due mesi. Ha lasciato questo biglietto per te».
Il pellegrino, sorpreso e commosso, prese la busta e corse lontano. Così, nel mormorio di un vento leggero(1), poté leggere queste parole:
«Se vuoi incontrare Dio percorri la strada dei calpestati e dei derisi».

(1) Cfr. 1Re 19, 1-18

Foto: Pixabay

La componente mistica e politica della sequela

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«Al centro della cristologia non c’è un’idea, ma una storia, una storia pericolosa che guida alla sequela e che soltanto nella sequela manifesta la sua forza salvante. Cristo non è un’”altezza” degna di adorazione, ma è sempre anche “via” (Gv 14,6). E ogni tentativo di “conoscerlo”, di “comprenderlo”, è comunque un “andare”, un seguire. Perciò sequela non è soltanto una posteriore applicazione della cristologia ecclesiastica alla nostra vita; la pratica della sequela è proprio una parte centrale della cristo-logia, a meno che non si voglia sostituire il lógos di questa cristologia, e del cristianesimo in generale, con il lógos (puramente contemplativo) dei greci, per il cui Dio delle idee il Dio biblico della storia con il suo Cristo poteva essere solo “follia”.

Cristo deve essere pensato in modo che non sia mai solo pensato. La cristologia non fornisce soltanto insegnamenti sulla sequela, non rappresenta un sistema di saperi privo di soggetto, ma si alimenta, per amore della sua ver…