Papa Francesco e la strada

“...molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!” 
(Matteo 13,17)

Papa Francesco non si è seduto in cattedra e non si è barricato nei palazzi, è sceso (anzi è rimasto) nelle strade del mondo. Dalla cattedra e dai palazzi infatti puoi analizzare la disperazione ma non sentirla. Puoi preparare una bella omelia per gratificare l'ego ma non puoi vedere come l’angoscia deturpa un volto. Puoi conoscere (concettualmente) la sofferenza ma non la subisci e quindi non la condividi. Ce l’hai solo nella mente e non sulla pelle e quindi neanche nel cuore. Rimane un concetto non un’esperienza che ti coinvolge e ti cambia. Puoi provare dispiacere ma non puoi vivere la compassione.  C’è odore di pulito nei palazzi e il grido dei poveri rimbalza sui doppi vetri. Si vive una realtà virtuale, non incarnata. Dalla cattedra e dai palazzi la strada è lontana e la osservi dall'alto. Andando a Lampedusa, restituendo voce agli esclusi, visitando quelli che al sistema non servono, ricomponendo l’immagine reale di Dio, Papa Francesco riconcilia la chiesa con il Vangelo. E da questo si vede che è un uomo di preghiera: non si lascia normalizzare(*).

(*)“Dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società”.
(Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 186)

“Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo”.
(Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 187)

“Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica”.
(Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 198)