Un Dio incompreso (anche dai suoi)

Nel migliore dei casi l’uomo proietta su Dio il suo personale senso di giustizia, nel peggiore gli accessi di violenza e il desiderio di vendetta. Dio non castiga e non è il braccio secolare delle sentenze degli uomini. Dio non è come noi, non ha nemici ma solo figli, sue creature emanazione dell’Amore gratuito. Custodisce i figli vicini e cerca quelli che si sono allontanati. Riallaccia rapporti, non mantiene il punto e fa sempre il primo passo. Ma non lo riconosciamo! Preferiamo il grande castigatore a Colui che agisce con Misericordia. La punizione, infatti, rientra nei nostri schemi, la Misericordia no. La punizione ci fa sentire forti, la Misericordia deboli. La punizione giustifica il nostro modo ordinario di valutare, la Misericordia lo contraddice. Siamo sempre al punto di Giovanni Battista: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”(*) (Mt 11,3) e dei parenti di Gesù “uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano:«è fuori di sé»” (Mc 3,21). Dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno: Dio non attende la nostra purificazione, ma ci accoglie con i nostri peccati.  La gioia di Dio non consiste nel certificare la regolarità dei nostri comportamenti ma nel donarci la sua benevolenza. La conversione non avviene per strattonamento ma per attrazione. Non con la forza di chi giudica ma con la vulnerabilità di chi ama. È un desiderio che Dio stesso suscita e alimenta. Non è uno sforzo di volontà, ma è un movimento del cuore. Non è qualcosa che viene dall'esterno ma è una realtà che scopriamo già dentro e che ci abita da sempre.

(*)"La giustizia che il Battista poneva al centro della sua predicazione, in Gesù si manifesta in primo luogo come misericordia. E i dubbi del Precursore non fanno che anticipare lo sconcerto che Gesù susciterà in seguito con le sue azioni e con le sue parole. Si comprende, allora, la conclusione della risposta di Gesù. Dice: «Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!» (v. 6). Scandalo significa “ostacolo”. Gesù perciò ammonisce su un particolare pericolo: se l’ostacolo a credere sono soprattutto le sue azioni di misericordia, ciò significa che si ha una falsa immagine del Messia. Beati invece coloro che, di fronte ai gesti e alle parole di Gesù, rendono gloria al Padre che è nei cieli".
(Papa Francesco, Udienza Generale, 7 settembre 2016)