Albino Luciani: il precursore

La chiesa di Luciani non era quella di Marcinkus. Ci raccontano che è morto di infarto e non per le riforme che voleva operare e noi ci crediamo. Anche se può capitare di sopravvivere solo 33 giorni quando si vuole intervenire sui rapporti con banche e gestioni finanziarie di quel tipo. Non ci interessa stabilire se fosse conservatore o progressista. Le etichette riguardano le merci non i testimoni. Sicuramente non era un funzionario. Desiderava una chiesa povera come comunità solidale e non l’ennesimo centro di accumulazione di ricchezza e quindi strumento di iniquità. Le strutture tendono a deformarsi e la chiesa non è esente da questo fenomeno. Tanto che la scelta tra Dio e mammona può essere riletta così: Vangelo o burocrazia, profezia o gerarchia. “Non si può mandare avanti la Chiesa con le Ave Maria” sosteneva Marcinkus. Comunque sempre meglio pregare che rivolgersi a Calvi e Sindona avrebbe poi detto la storia. E Luciani affermò con troppo anticipo che “Dio è papà, più ancora è madre”. Dovevano passare ancora lunghi anni perché si potesse mettere al centro la Misericordia, la tenerezza e l’opzione preferenziale per i poveri. Lo Spirito avrebbe dovuto faticare ancora tantissimo per rendere possibile ciò che Luciani poté solo desiderare. Ma è con lui che inizia il magistero di papa Francesco.