card. Francesco Montenegro. La Misericordia come salvezza.

Introduzione: La parola Chiesa, almeno in Italia, ha subito un inarrestabile logoramento. C’è bisogno di rivisitarne il contenuto. Rimanda al tempio: riti, ammaestramenti, battaglie ideologiche. Alleanze con i governi più che con il Vangelo. La Chiesa, nonostante l'azione profetica di Papa Francesco, non è affatto percepita nel suo complesso come alternativa alle logiche del mondo. I c.d. fedeli assistono alle celebrazioni con la stessa gioia di quando ci si mette in fila alla posta. Mero dovere. Senza vita. Methol Ferré, il filosofo uruguaiano (stimato anche da Bergoglio), sosteneva che “si è cristiani per gratitudine”*, qui si è cristiani per abitudine o per educazione. È drammaticamente necessaria una conversione per non morire di asfissia. Per fortuna o meglio per grazia di Dio è facilissimo: è sufficiente mettersi al fianco dei poveri, degli oppressi, degli emarginati. I tabernacoli ambulanti. Quelli che custodiscono la presenza di Cristo nella storia.

* (in Chi é Methol Ferré. “Ci ha aperto la mente” ha detto il Presidente dell’Uruguay. “Ci ha aiutati a pensare” ha aggiunto papa Francesco di Alver Metalli, 03/06/2013, http://www.terredamerica.com/2013/06/03/)

Testo del card. Francesco Montenegro
“La Chiesa, che è la continuazione di Cristo, non può non essere così. «Non avvicinarsi al mondo è un peccato contro la propria identità» (Mons. Romero). La misericordia Gesù non l’ha definita, ma l’ha mostrata. La misericordia, cuore del messaggio biblico, è opera di salvezza, mai di perdizione. È atto di amore e di giustizia da parte di Dio. Anzi è la giustizia più grande. Il Dio di Gesù Cristo non è solo il Padre che ama, o il Compagno Silenzioso della solitudine di tanti uomini, o il Dio compassionevole lento all'ira grande nell'amore, ma è il Dio che ci divinizza. La misericordia, rigenera, dona, fa saltare gli ingranaggi iniqui. Ecco allora che una Chiesa di misericordia è necessariamente Chiesa «estroversa», accogliente. «Una Chiesa in uscita» come l’ha definita papa Francesco. Una Chiesa senza pareti e senza tetto, aperta a tutti, capace di accogliere tutti, che sia «la fontana del villaggio», come diceva don Tonino Bello.
(Dalla Prolusione del card. Francesco Montenegro,  al 38° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, Sacrofano (Rm), 18 aprile 2016).