La chiamata all'esistenza. Una riflessione di Abraham Joshua Heschel.

L'immagine del sole richiama l'elaborazione metafisica in cui Heschel è maestro.Introduzione: Non abbiamo deciso di nascere né eravamo presenti quando siamo stati creati. Siamo nati sotto la legge della gratuità, la logica dello scambio l’abbiamo appresa dall'esterno ma non ci appartiene. Questa semplice constatazione ci dovrebbe convincere a contenere la nostra prepotenza e a metterci in un atteggiamento di ascolto. Dovremmo cercare di comprendere cosa sia successo prima di formulare conclusioni. Riflettere sull'origine ci può svelare anche qualcosa sulla meta.

Testo di Abraham Joshua Heschel:

“Anche se volessimo evitare la riflessione metafisica sulla sorgente ultima dell’essere, dovremmo pur sempre ammettere che l’essere non scaturisce come conseguenza della volontà di esistere, giacché questo supporrebbe l’esistenza di una volontà. La mia esistenza infatti non è frutto della mia volontà di esistere. Essere è obbedienza, è una risposta: «Tu sei» viene prima di «Io sono». Io sono perché sono chiamato ad essere”.
(Abraham Joshua Heschel, Chi è l’uomo?, trad. L. Mortara – E. Mortara Di Veroli, SE, Milano 2005, p. 114)