Decreto sicurezza: non in nostro nome

La mano di un bambino sulla rete simbolo dell'emarginazione che vivono i migranti
Penso al viaggio che hai fatto. Ai pericoli che hai dovuto affrontare e all'ultimo sguardo alla tua famiglia e ai luoghi in cui sei cresciuto. Sei scampato alle bombe criminali (dei dittatori) e a quelle intelligenti (delle democrazie), hai sopportato l’inospitalità del deserto. Hai dovuto affidare  i tuoi risparmi e la tua vita ai trafficanti di disperazione. Hai navigato per giorni sull'abisso. Con le minacce ti hanno costretto a tuffarti nel mare quando la riva era ancora lontana. Grazie agli insegnamenti di tuo padre sapevi nuotare e ce l’hai fatta. Hai toccato terra sfinito ma pieno di gioia. Il capitalismo ti ha accolto con i guanti di plastica, ti ha messo su un pullman ma non si trattava di una gita. 
C’è la testimonianza di Papa Francesco eppure il Vangelo per l'apatia di molti sembra rimanere sottomesso alle logiche dell’Impero. Ci si preoccupa di riconoscere, nella teoria, le radici cristiane quando, nella prassi, i frutti sono pagani. Andiamo a cercare gli extraterrestri su Marte ma poi gli umani senza documenti diventano ufo.
Sei sopravvissuto a tutto ma non alla nostra indifferenza