Resistenza e Desistenza

Ti sei preso la responsabilità di imbracciare un’arma. Forse hai dovuto uccidere per fermare una violenza inaudita. In città avevi la tua famiglia e il tuo amore appena nato ma già estremamente serio. “La sposerò da persona libera” ripetevi ai tuoi compagni. Dalla tua postazione tra i monti intravedevi il campanile della chiesa dove l’avevi vista la prima volta. Intanto i giorni passavano velocemente, nel costante pericolo. Ad ogni rumore di passi sussultavi, il cuore pareva scoppiare fino a quando sentivi la parola d’ordine. L’alternanza tra entusiasmo e disperazione ti consumava dentro. Le notizie della cattura dei compagni a causa delle delazioni e le ritorsioni dei nazifascisti sulla popolazione ti levavano il sonno. Hai pensato spesso di tornare al tuo lavoro. Hai pensato che stavi causando un dolore ingiusto ai tuoi genitori e a tutti quelli che ti amavano. Per questo chiedevi continuamente perdono quando gli scrivevi. Eppure sei rimasto sapendo che mettevi in gioco la tua vita e che probabilmente avresti perso tutto. Combattevi per qualcosa che forse non avresti visto. Un sacrificio personale a vantaggio di altri anche di quelli che non si ribellavano o peggio cercavano di lucrare vantaggi dal regime. Forse il pensiero delle generazioni successive ti ha dato la forza di resistere. Un esempio che sarebbe servito al consolidamento della libertà e alla formazione di cittadini consapevoli. Gli ideali ti hanno convinto che in quella situazione la lotta doveva venire prima di ogni cosa. Hai pagato un prezzo altissimo. Un giorno hai sentito la parola d’ordine, però non era un tuo compagno ma uno dei tanti Giuda della storia. Ti hanno arrestato, torturato inutilmente e fucilato. Qualcuno ha preso il tuo posto il giorno della festa della liberazione dove quasi tutti gli italiani sono diventati partigiani, quelli fino allora rintanati o proprio collaborazionisti a vario titolo. Finiva così la Resistenza e iniziava una lenta ma inarrestabile Desistenza.
Tante volte mi sono chiesto cosa vi abbia spinto a sacrificarvi. Alcune risposte l’ho trovate nelle vostre lettere scritte prima di essere uccisi.
Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. […] io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la morte”.(*)
 “Sono stato scelto, prescelto per morire, sacrifico la mia vita per l’ideale più puro, più nobile: la libertà umana”.(**)
Da parte nostra vi porto brutte notizie. Ci scaldiamo per le partite di calcio, scendiamo in massa nelle piazze solo se vince la nazionale o la squadra del cuore. Non abbiamo preteso l’applicazione della Costituzione. È successo quello che Calamandrei spiegava agli studenti universitari:
La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani”(***).
Ci siamo disinteressati della questione operaia, abbiamo tollerato l’oppressione nelle fabbriche. Non ci siamo ribellati alle mafie e alla corruzione. Abbiamo cercato una pacifica e sporca convivenza-connivenza. Dopo aver lasciato che la politica stesse perennemente in ginocchio davanti alle aziende, abbiamo visto le aziende entrare direttamente nelle istituzioni. Sono arrivate le leggi ad personam, la precarizzazione, la tecnocrazia, il Fiscal Compact.

Non abbiamo difeso nulla.

Perdonateci. Se potete.

*(Pietro Benedetti, 41 anni, fucilato il 29 aprile 1944 sugli spalti del Forte Bravetta di Roma, in Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945) a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Einaudi, Torino, 2003, p.28)
**(Walter Ulanowsky, 20 anni, fucilato il 19 maggio 1944 nei pressi del Colle del Turchino (Genova) in Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945) a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Einaudi, Torino, 2003, p.318).
***(Piero Calamandrei, Discorso agli studenti, 26 gennaio 1955, Milano)