Il dolore dei poveri

Il dolore dei poveri è un abisso.
Di fronte a quegli sguardi senza orizzonte
si ha la sensazione di sprofondare insieme a loro.
Il dolore dei poveri svuota le parole del loro contenuto invalidandone forza e senso.
Il dolore dei poveri annulla le certezze ereditate,
le presunte competenze, l’ottimismo peloso
costruito a tavolino e con il bancomat in tasca.
Il dolore dei poveri fornisce un’altra versione
delle poesie sulla bellezza della vita, delle speranze narrate,
dei romanzi a lieto fine.
Il dolore dei poveri è l’unica Verità
che non può essere contraddetta e per cui vale la pena testimoniare
(nel senso di dare la vita).
Il dolore dei poveri verifica l’umanità prima della religiosità.
Il dolore dei poveri è sacro perché è il dolore di Dio.
Il dolore dei poveri giudicherà il mondo.
Il dolore dei poveri annebbia gli sforzi volontaristici
e lascia vivere solo la compassione.
Il dolore dei poveri manda in crisi la fede e la ragione,
tutte le fedi e tutte le ragioni,
ma non l’Amore.
Il dolore dei poveri è pura disperazione da condividere,
non da spiegare o trattare
in modo infantile.
Il dolore dei poveri rende inique le gioie effimere dei ricchi.
Il dolore dei poveri non è involontario,
ma causato.
Il dolore dei poveri parla con le lacrime
perché ha finito le parole.
Il dolore dei poveri, agli occhi di Dio,
rimane innocente anche quando,
per le leggi umane, è colpevole.
Il dolore dei poveri è il riassunto di tutta la Bibbia,
di tutta la spiritualità,
di tutta la morale.
Il dolore dei poveri è l’unico dogma
che converte realmente.