Salita al monte Tabor

Marco 9, 2-8
Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.  Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti”.



Strofa I

Pietro:  Maestro dove stiamo andando?
   In salita, i piedi stanchi, il sole brucia su di me
   Parlami, dimmi cosa cerchi!
   Non ti volti, vai veloce, ma io sono troppo vecchio

Gesù: Padre, stiamo arrivando
La tua forza mi sostiene, voglio unirmi a Te
La grandezza Tua vedranno,
Là sul monte, Padre buono, vengo incontro a Te

Bridge I

Pietro:  Maestro, non capisco perché
Gesù:    Padre, io mi fido di Te

Ritornello

Pietro:  Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo
   Sulle tue labbra è diffusa la grazia
   Ti ha benedetto Dio per sempre (Sal 45)
   È bello per me stare qui
   È bello per me stare qui

Strofa II

Pietro: Maestro ho visto il Tuo splendore
 Sei bellezza, sei fortezza, amore e verità
 Ti seguirò ovunque vada
 La fatica è ripagata, voglio stare con Te

Gesù:    Padre, mi riconosceranno
   Ora sanno che il Figlio la salvezza darà
   Quando mi cattureranno
   Io ti prego, il loro cuore creda solo in Te

Bridge II

Pietro:  Maestro, Tu sei il Cristo! Sei Re!
Gesù:   Pietro, do la vita per te.

Ritornello

Pietro:  Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo
   Sulle tue labbra è diffusa la grazia
   Ti ha benedetto Dio per sempre (Sal 45)
   È bello per me stare qui
   È bello per me stare qui

Bridge II

Pietro:  Maestro, Tu sei il Cristo! Sei Re!
Gesù:   Pietro, do la vita per te.


Prima strofa: La salita

Salendo a piedi verso la cima del monte Tabor, una soleggiata mattina di marzo di qualche anno fa, un pensiero fisso iniziò a prendere sempre più posto nella mia mente: Pietro. Stavo camminando dove lui aveva camminato. Stavo salendo sul monte come lui fece quel giorno, insieme a Giacomo e Giovanni, dietro al Signore.
La mia fatica mi spingeva a contemplare quella di Pietro. Il Vangelo racconta che Gesù prese con sé i discepoli e li portò sul monte, senza dare troppe spiegazioni.
Cosa avrà provato Pietro camminando? Come avrà vissuto quell’ingiustificata fatica? Cosa avrà pensato della fermezza di Gesù nel condurlo sul monte? Avrà sentito sdegno? Paura? Incomprensione?
Tutte queste domande su cosa albergasse nel cuore di Pietro in quel momento hanno riempito il mio.
Poi, misteriosamente, ad un certo punto mi sono ritrovata a pensare al cuore del Maestro.
Gesù cosa provava? Forse neanche lui sapeva cosa sarebbe accaduto sulla cima di quel monte, forse sentiva solo quell’impercettibile Voce nel profondo dell’anima che ogni giorno di più gli svelava chi fosse veramente: il Figlio. Credo che provasse compassione per l’incomprensione dei discepoli in quel momento, magari avrebbe voluto dar loro spiegazioni ma non ne era in grado. Sentiva solo, dentro di sé, la spinta forte a fidarsi del Padre, come sempre.

Bridge I:  Uomini a confronto

Siamo fatti ad immagine di Dio. Quante volte la trasfiguriamo?
Di fronte al mistero l’uomo spesso ha un atteggiamento di difesa, si rinchiude nei suoi “Perché?” non lasciando spazio all’azione provvidenziale di Dio. Gesù, l’Uomo, ci mostra invece come Dio ci ha creati: figli amati, incondizionatamente fiduciosi nella bontà di Dio: il Dio dello straniero, dell’orfano, della vedova. Possiamo rischiare la vita sulla fedeltà del Padre.

Ritornello: Il dono
Le parole del Salmo 45 (44) esprimono ciò che di più bello e commovente possa stare sulla bocca di un uomo di fronte alla meraviglia di Dio. Immagino che siano risuonate anche nel cuore di Pietro quando, una volta arrivati in cima al monte, ha visto il dono che Dio aveva preparato per il suo Maestro e per loro.

Strofa II: La discesa

Scendendo dal monte, probabilmente la fatica aveva lasciato spazio allo stupore e alla gioia. Il timore,  dopo ciò che avevano visto, si era trasformato in lode, coraggio, zelo. Ma il Signore aveva parlato di morte, di resurrezione. Perché? Dopo così tanta bellezza! L’ordine del Maestro di non parlare avrà fatto sì che si creasse un silenzio più espressivo di mille parole, scandito dal rumore dei passi. Nel cuore di Gesù invece emergeva una passione per i suoi amici. Ora che finalmente lo avevano conosciuto come Figlio amato, avrebbero creduto in lui fino in fondo? Anche quando sarebbe stato disprezzato e reietto (Isaia 53,3) da tutti? Anche quando sarebbe stato condannato come bestemmiatore di Dio, suo Padre? Gesù scese il monte pregando profondamente Dio per la fede dei suoi amici.

Bridge II: La verità
Di fronte alla bellezza, allo splendore, ci  rinvigoriamo, ci sentiamo in grado di seguire Dio con le nostre forze di discepoli innamorati. Siamo sinceramente persuasi di riuscirci. Ma Dio ci conosce, ci ama con tenerezza. Dio non ci chiede slancio, ma accoglienza. Sapremo amare davvero solo lasciando scendere in fondo all’anima la sua verità profonda: è lui a donare la vita a noi, non viceversa.

Quando anch'io scesi dal monte, era nata nel mio cuore una consapevolezza nuova: quella pagina di Vangelo non racconta la trasfigurazione del Signore, ma del discepolo. Siamo noi infatti a dover lasciare che la Grazia agisca nella nostra vita per ri-orientarla sempre al dono di Dio per noi, nelle sue modalità contraddittorie e talvolta incomprensibili per la ragione, ma perfettamente aderenti a quell'immagine di Dio ancora incontaminata nel punto più profondo di noi.