Dialogo con Maria: una preghiera spontanea

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi»  (Luca 1, 52-53)
Perdonami, ma oggi non riesco a ripetere formule vocali e fisse. Ho bisogno di parlarti davvero, sapendo che sei viva e che mi ascolti. Ho bisogno di confidarti dei disagi, come la colpevolizzazione degli ultimi, l’angoscia dei disoccupati e dei precari, la solitudine degli anziani.
Mi rivolgo a te, in semplicità, perché mi sento compreso.
Immagino Dio mentre cerca una dimora per manifestare all'uomo la sua illogica compassione. Lo vedo rimanere affascinato dalla tenerezza del tuo cuore femminile, cuore ardente di sposa, cuore premuroso di madre.
Immagino te, sconvolta dalla scelta di Dio che si fa così piccolo e debole tanto da consegnarsi alle tue cure. Forse ti aspettavi di vederlo in potenza (e sarebbe stato più facile credere ai suoi progetti), ed invece l’hai dovuto comprendere, con la fede, nel buio e nell'incertezza della fragilità.
Mi piacerebbe condividere la tua gioia quando ascoltavi l’indignazione di Gesù nei confronti della doppiezza e della rigidità religiosa e quando l’eredità del Regno ai poveri veniva annunciata con parole così simili alle tue: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi» (1).
Mi consola e mi restituisce forza la tua umanità santificata dalla relazione con Dio molto di più dei privilegi intuiti dalla fede degli uomini.
Ti immagino in mezzo al popolo, accompagnare Gesù negli abissi dell’emarginazione e rimuovere le pietre dai sepolcri esistenziali.
E se adesso devi proprio abitare in cielo per riposarti o per ritrovare un po’ di pace, ritorna spesso quaggiù, continuando a guardarci negli occhi e non dall'alto in basso. 

(1) Vangelo di Luca 1, 52-53