Don Pappagallo: cella numero 13

La tua testimonianza dovrebbe essere narrata nelle omelie, al c.d. catechismo, nelle scuole e non rimanere rinchiusa e soffocata nei dibattiti degli esperti. Hai vissuto la nonviolenza attiva, noi dovremmo imitarti ed invece ci adeguiamo al susseguirsi dei regimi che cambiano forma senza toccare la sostanza. Siamo conniventi ed omertosi nei confronti di strutture economiche che opprimono e uccidono. Cerchiamo la personale sopravvivenza invece di lottare per la giustizia del Regno di Dio. Tu sei stato antifascista. Senza odio, ma antifascista. E in modo attivo. Procuravi documenti falsi per sottrarre alla bestia nazifascista vite umane. Noi invece siamo i fedeli collaborazionisti della bestia capitalista, giustificando lo sfruttamento e le disuguaglianze. Hai amato Cristo in modo speciale: imitandolo. Come Cristo sei stato tradito da qualcuno accolto alla tavola. Come Cristo sei stato arrestato e condannato sommariamente a morte. Come Cristo sei stato, durante la detenzione, colpito in faccia e denudato per umiliazione. Come Cristo hai perdonato e condiviso la sorte dei crocifissi della storia. Nel carcere di Via Tasso, nella cella numero 13, hai continuato a “celebrare” l’Eucaristia cedendo la scarsa razione di pane a chi ne aveva più bisogno. E noi? Rimaniamo al sicuro nel tempio mentre il Sistema seleziona il diritto all'esistenza in base alla produttività. Preghiamo muovendo labbra, ripetendo parole ed evitando accuratamente di frapporre, a scopo di difesa, il nostro corpo tra il debole e l'iniquo. Crediamo all'oppressore, sospettiamo dei profeti, “prendiamo” l’ostia mantenendo intatte le divisioni e le classi sociali. La bestia decide le regole della convivenza, reprimendo il dissenso dei calpestati, con l’uso della forza o semplicemente sterilizzandolo attraverso il controllo mediatico. Quelli che sopportano il peso dell’ingiustizia devono considerare inutile ogni protesta e credere che non ci sia alternativa migliore al loro destino. E noi ci impegniamo per essere arruolati dalla catena di comando e risultare organici a questo piano scellerato, rinunciando a rappresentare la contraddizione radicale che nel Vangelo viene individuata come Buona Novella e che tu, Don Pietro, hai incarnato. Ti hanno legato le mani ma le hai liberate per benedire. Ti hanno messo in ginocchio per spararti ma non si può piegare chi prega e si affida al Dio dell’Esodo. Hai ascoltato e condiviso le sofferenze del popolo e disprezzato le lusinghe del potere. In te, sì, rifulge la santità della Chiesa.