Grazia o servitù

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«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia» (1). 
Ed infatti noi, da pagani praticanti, studiamo e ci formiamo in funzione di cosa mangeremo, berremo e indosseremo. Poi ci identifichiamo con il nostro lavoro tanto da trasformarlo da strumento a fine. È il vitello d’oro che adoriamo perché finanzia la nostra opulenza, anche se ci lascia in balìa, se non ci rende complici, delle strutture di peccato economico-sociali. Nessuna verifica critica sulla compatibilità evangelica dell’attività che ci impegniamo a svolgere. Tutto giustificato dalla necessità materiale. La domenica, però, ripuliamo la coscienza chiedendo la benedizione proprio a quel Dio che, per cercare la giustizia del Regno prima dei vantaggi personali, si è lasciato (scandalosamente) crocifiggere .

«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia».
Ed infatti noi, da borghesi osservanti, predichiamo il dogma del merito per giustificare l’eccesso di pochi e l’indigenza di molti. Ci consacriamo ai divini voleri del Pil e della Borsa e mettiamo in pratica gli insegnamenti del consumismo, dopo averne ascoltato le catechesi in mondovisione. Ma crediamo, pure, nella provvidenza capitalista che opera nella storia sotto forma di cospicui conti correnti, rendite ereditate, privilegi e raccomandazioni. Manteniamo alti gli utili privati scaricando i costi sulla collettività, con particolare attenzione alle generazioni future a cui lasciamo un significativo debito ecologico, come monumento alla nostra memoria.

«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia».
Ed infatti noi, da ipocriti devoti, creiamo i poveri con le nostre sciagurate scelte ma poi preghiamo perché arrivi la manna, e non per la nostra conversione alla responsabilità. Quando, però, ci sentiamo ben disposti (magari perché la squadra del cuore ha vinto) acconsentiamo alla distribuzione delle briciole che cadono dalle nostre mense. Ma devono rimanere casi eccezionali, per non far abituare i poveri a ricevere qualcosa con facilità, senza, cioè, mendicare fino allo stremo. È l’onere formativo che, da ipocriti devoti, sentiamo nei confronti dei poveri.

«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia».
Dice il Signore ai suoi figli nella speranza che scelgano la liberazione della grazia invece della servitù dell’Impero.

(1) «Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena» (Vangelo di Matteo 6,31-34)