Vedere-giudicare-agire

L'oppressione di alcune categorie di lavoratori viene mascherata da molti mezzi di informazione.
Da un po’ di tempo assistiamo ad una allarmante proliferazione di predicatori, commentatori, opinionisti, affetti dalla sindrome del pappagallo. Discettano, pontificano e si ritirano in camera di consiglio, per sentenziare, in particolare, su migrazioni, lavoro ed economia.
Twitteriani e facebookiani cum like, si esprimono su realtà che non conoscono di persona. Professionisti del copia e incolla di pensieri altrui, ripetono per interesse, superficialità, ideologia, tesi confezionate da altri, appunto, per interesse, superficialità, ideologia.
Politici, imprenditori, tecnici offrono, sui c.d. giornali, o nei c.d. programmi televisivi di informazione, soluzioni ai drammi che loro stessi hanno contribuito a causare. Ripetono tesi che garantiscono il loro potere, stabilizzando oppressione e disuguaglianze.
Si riflette sui migranti, precari, disoccupati senza aver visto, ascoltato, provato, condiviso. Come fonti: qualche tweet, le pagine facebook, articoli conformi alla linea editoriale democraticamente e liberamente imposta dal Profitto, e, nel migliore dei casi, libri. Notizie riportate, spesso manipolate, mai assunte direttamente dagli interessati, su cui, poi, sviluppare un giudizio critico. Si polemizza senza guardare negli occhi, ascoltare la voce, stancarsi insieme, condividere la sbarra dell’ingiustizia.

Vedere, poi giudicare e agire (1).

E allora, se non andiamo nell’Agro Pontino, a vedere i braccianti Sikh piegati per ore a raccogliere frutta e verdura per pochi euro, ad ascoltare le storie di violenze subite e di suicidi per esaurimento e quelle di uso di droghe per riuscire a sopportare la fatica, vige, per rispetto del pudore, il divieto di pronuncia delle seguenti parole: migranti, accoglienza, integrazione.
E allora, se non vediamo i disoccupati e i precari riempire inutili schede, sopportare colloqui senza prospettive, attendere telefonate da apparecchi che rimangono muti, spammare CV, vige, per rispetto del pudore, il divieto di pronuncia delle seguenti parole: lavoro, stato sociale, Costituzione.

Vedere, poi giudicare e agire.

Altrimenti astenersi per non irritare e confondere.

(1) Cfr. Giovanni XXIII, Mater et Magistra, 217; Documento di Medellin del 1968, Documento di Puebla del 1979, Documento di Aparecida del 2007

Commenti

  1. I could not resist commenting. Exceptionally well written!

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