Le speranza storiche e metastoriche degli oppressi

Le speranze degli oppressi si fondano sull'azione salvifica di Dio che è azione di Giustizia e di Misericordia.

Dio salva.

Con Gesù, la Giustizia e la Misericordia, irrompono nel mondo. Si rendono visibili per rassicurare l’oppresso, per indicare la strada della conversione agli oppressori. Dio sceglie gli ultimi e, scegliendo, rivela la sua alternativa agli abitudinari e sclerotizzati rapporti di forza. Dio riporta la vita e restituisce la possibilità di esistere dove l’uomo l’ha negata, sottratta. Viene a costruire comunità, scardinando le manipolazioni su cui si reggono le oligarchie, le gerarchie di potere senza servizio, le élite ebbre di privilegi.

Dio non stermina i dominatori, concede tempo, contraddice la loro onnipotenza inviando testimoni e profeti, santificando la fragilità dei piccoli. Ma poi il tempo scade e il prepotente che ha ucciso, direttamente o indirettamente, i suoi fratelli scopre che le sue certezze svaniscono nel nulla, mentre le speranze del misero diventano eterne. Dio non risolve magicamente la situazione dell’oppresso, ma condivide la sua causa e coinvolge gli altri fratelli, responsabilizzandoli.

Il suo Regno, infatti, non è costruito, né portato avanti, da un leader in solitaria. Al contrario procede secondo una prospettiva di collaborazione e di partecipazione. Quindi se non lo vediamo avanzare, prima di domandarci perché Dio non interviene, dovremmo ragionare sui motivi che spingono l'uomo a rinnegare la propria umanità.

Identificazione.

Oggi Dio nasce in un letto di ospedale, nel precario al quale viene negata la dignità sociale, nella sollecitudine di un volontario, nel sacerdote che riserva i locali della parrocchia alle esigenze dei poveri e non ai divertimenti dei borghesi, nei disprezzati che subiscono la violenza e la perversione delle strutture di peccato.

Aiutare Dio.

E così contemplando la meraviglia di un Dio che assume la storia dei disperati, comprendiamo qualcosa del mistero dell’incarnazione. Infatti, seguendo la stella cometa della compassione, scopriamo che in ogni luogo in cui qualcuno viene calpestato, Dio è già presente per portare soccorso e da lì, anche secondo l'intuizione di Etty Hillesum, ci chiede aiuto.

«Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani –ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarTi affinché Tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che Tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare Te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di Te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirTi dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che Tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch'esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la Tua responsabilità, più tardi sarai Tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: Tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare Te, difendere fino all'ultimo la Tua casa in noi».
(Etty Hillesum, 12 luglio 1942, in Diario 1941-1942, traduzione di Chiara Passanti-Tina Montone-Ada Vigliani, Adelphi, Milano 2012, p. 713)

Commenti

  1. Si, Dio non può sostituirsi all'uomo nella responsabilità storica; il cammino è tutto umano, la sorgente e la meta
    è Lui. Bellissimo il testo della Hillesum!

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