La Rosa Bianca: perdere la vita per ritrovarla

La Rosa Bianca gruppo di resistenza nonviolenta al nazismo testimoni di libertà.
Resistenza nonviolenta e primato della libertà.

Vogliamo accompagnare gli studenti Hans Scholl, Sophie Scholl e Christoph Probst nei loro ultimi giorni di vita terrena: dalla cattura all'uccisione. Come fondatori ed attivisti (insieme ad Alexander Schmorell, Willi Graf, Kurt Huber) della Rosa Bianca, gruppo di resistenza nonviolenta al regime nazista, ancora oggi, interpellano la nostra coscienza, attraverso la testimonianza della supremazia delle aspirazioni di libertà sulle esigenze di adeguamento.

Il 18 febbraio 1943 la denuncia della tirannia hitleriana, e la critica dell’omertà che aiuta l'oppressore, entrano direttamente all'Università di Monaco grazie al coraggio di Hans e Sophie. Con un’azione repentina, i due giovani diffondono i volantini all'interno dello stabile, nei luoghi di passaggio e addirittura gettandoli dall'alto, nell'atrio. I volantini precedenti, invece, erano stati spediti per posta ad indirizzi pressoché casuali o depositati in posti pubblici, ma per questo messaggio, rivolto proprio agli universitari, la consegna deve trasformarsi in simbolo. C'è l’appello alla rivolta, cioè a riprendersi la parola e la dignità. I tempi sembrano maturi. Ma la solita spia, il solito servo che ha liquidato la sua anima per trenta denari, li ha visti, ed invece di riscattarsi tornando umano, li fa arrestare.

I fratelli Scholl sognavano la libertà non solo per se stessi, ma per tutto il popolo. Adesso sono in carcere: loro continuano ad essere liberi, mentre il popolo, pur stando fuori, continua ad essere schiavo. Poco dopo anche Christoph Probst subisce la medesima sorte. Nell'interrogatorio si prendono, totalmente, con fierezza, le loro responsabilità. Nessun ripensamento o cedimento da parte di Hans di anni 24, Sophie di anni 21, Christoph di anni 23. Hans e Sophie cercano solo di salvare Probst, padre di tre figli, ma senza successo.

Il 22 febbraio 1943 si svolge il processo.
Il 22 febbraio 1943 vengono condannati a morte.
Il 22 febbraio 1943 vengono giustiziati con la ghigliottina.

Memoria.

Sophie Scholl, alla ricezione dell’atto d’accusa, confida: «È una giornata così splendida, piena di sole; e io devo andarmene. Ma quanta gente deve morire di questi tempi sui campi di battaglia, quante giovani vite piene di speranze… Cosa importa che io muoia, se migliaia e migliaia di persone verranno scosse e destate dal nostro agire(1).
Sophie è la prima ad essere colpita.

Hans Scholl, prima di essere ucciso, dice ai suoi genitori: «Non c’è odio in me. Mi sono lasciato tutto, tutto dietro le spalle» (2), scrive sulla parete della cella una citazione di Goethe: «Vivere a dispetto di ogni male» (3) e grida: «Evviva la libertà(4).

Christoph Probst non riesce a vedere nessuno dei familiari. Viene fermato mentre cerca di raggiungere la moglie per la nascita del terzo figlio. Si fa battezzare prima dell’esecuzione. Ci rimangono alcune sue frasi: «Non credevo che morire fosse così facile. Non dimenticare, la vita non è altro che crescere nell'amore e prepararsi all'eternità» (5), «Muoio senza odio» (6).

Dopo la morte dei tre attivisti, nel giugno del 1943, Thomas Mann dichiara:
«Splendidi, coraggiosi giovani! Non sarete morti invano; non sarete dimenticati. I nazisti hanno eretto monumenti a criminali disumani e killer ordinari, ma la rivoluzione tedesca, la vera rivoluzione, li spazzerà via e al loro posto celebrerà questi ragazzi che, in un momento in cui la Germania e l’Europa erano ancora avvolti nelle tenebre, proclamarono a voce alta: “Una nuova fede nella libertà e nell'onore è all'orizzonte”» (7).

Responsabilità condivisa.

Successivamente anche gli altri componenti della Rosa Bianca vengono arrestati e condannati a morte:
Alexander Schmorell, 25 anni, studente, giustiziato il 13 luglio del 1943,
Willi Graf, 25 anni, studente, giustiziato il 12 ottobre 1943 dopo mesi di torture per convincerlo a rivelare il nome di altri membri del gruppo,
Kurt Huber, 49 anni, professore universitario, giustiziato il 13 luglio del 1943.

Durante la prigionia Huber lascia scritto:
«Ciò a cui miravo era il risveglio degli ambienti studenteschi, non mediante un’organizzazione, ma attraverso semplici parole, per provocare, non un gesto di violenza, ma la comprensione morale dei gravi mali presenti nella vita politica» (8).

E noi vi immaginiamo mentre scrivete i volantini e li lanciate contro il tiranno.

E non vorremmo lasciarvi più soli!



(1) Citazione di Sophie Scholl in Inge Scholl, La Rosa Bianca, traduzione di Marcella Ravà-Valentina Gallegati, Itaca, Castel Bolognese (RA) 2006, p. 63
(2) Citazione di Hans Scholl in Inge Scholl, La Rosa Bianca, traduzione di Marcella Ravà-Valentina Gallegati, Itaca, Castel Bolognese (RA) 2006, p. 66
(3) Citazione di Hans Scholl in Inge Scholl, La Rosa Bianca, traduzione di Marcella Ravà-Valentina Gallegati, Itaca, Castel Bolognese (RA) 2006, p. 62
(4) Citazione di Hans Scholl in Inge Scholl, La Rosa Bianca, traduzione di Marcella Ravà-Valentina Gallegati, Itaca, Castel Bolognese (RA) 2006, p. 68
(5) Citazione di Christoph Probst in Rosa Perrone, La Rosa Bianca. Sophie Scholl, Editrice Nuovi Autori, Milano 2010, p. 146
(6) Citazione di Christoph Probst in Rosa Perrone, La Rosa Bianca. Sophie Scholl, Editrice Nuovi Autori, Milano 2010, p. 146
(7) Citazione di Thomas Mann in Annette Dumbach-Jud Newborn, Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca, traduzione dall’inglese di Marina Nazzaro, Lindau, Torino 2008, quarta di copertina.
(8) Citazione di Kurt Huber in Inge Scholl, La Rosa Bianca, traduzione di Marcella Ravà-Valentina Gallegati, Itaca, Castel Bolognese (RA) 2006, p.69

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