Simone Weil: la salvezza nello sguardo

L'importanza dello sguardo nel cammino spirituale secondo Simome Weil.

Compassione e gratitudine.

«Nell'amore vero non siamo noi ad amare gli sventurati in Dio, è Dio in noi che li ama. Quando siamo nella sventura, è Dio in noi che ama coloro che ci vogliono bene. La compassione e la gratitudine discendono da Dio, e quando vengono donate attraverso uno sguardo, Dio è presente nel punto in cui gli sguardi si incontrano» (1).

L’immediatezza dello sguardo umano verso la sventura -che porterebbe all'intervento, ad un gesto di solidarietà- cede il passo all'elaborazione delle accuse nei confronti dell’oppresso. La calunnia è funzionale all'indifferenza, serve a giustificare il fatto di non prendersi cura dell’altro. Il “colpevole” merita la sventura e la sua presenza può essere sorpassata senza interrompere gli affari del fariseo di ieri, del borghese di oggi. La compassione nella società che corre solo in avanti, calpestando e lasciando morti e feriti, è un atto illegale. La gratitudine nella società dello scambio e della mercificazione delle relazioni sociali è una forma di obiezione di coscienza. Infatti, la compassione e la gratitudine non essendo rilevate dal Pil, mettono a repentaglio il patto scellerato tra produttori (che sfruttano e inquinano) e consumatori (che sprecano e inquinano). Ma quando qualcuno si sofferma sul dolore del diseredato, scegliendo la condivisione e facendosi carico della propria parte di responsabilità umana, Dio può irrompere nella storia. La sbarra che preme sulle spalle degli oppressi viene, così, sollevata, riprende il respiro della speranza, si riaccende la stella che il Sistema a misura di mercato ordina di spegnere: quella della novità.

Bellezza.

«Tutto ciò che ha qualche rapporto con la bellezza deve essere sottratto al corso del tempo. La bellezza è l’eternità in questo mondo» (2).

La bellezza nella società borghese riguarda, nel migliore dei casi, l’arte e la musica; nel peggiore, i centri estetici. La bellezza, invece, è soprattutto benevolenza, per questo è eterna. Non ha bisogno di conservazione, trucchi o peggio di lifting. L’atto gentile sconfigge il male ed è incancellabile. Apre brecce da cui penetra la luce divina che rischiara le tenebre della sopraffazione. Scava fenditure in cui si rifugia l’anima in cerca di consolazione (3). L’atto gentile restituisce il senso all'esistenza continuamente negato dalla violenza del Sistema.

Compassione, gratitudine e bellezza indicano, quindi, una prospettiva diversa da quella accettata e predicata a reti unificate dall'uomo borghese. Occorre prenderne coscienza ed iniziare ad agire di conseguenza. «Una delle verità fondamentali del cristianesimo, oggi misconosciuta da tutti, è che lo sguardo è ciò che salva» (4).

(1) Simone Weil, Attesa di Dio, a cura di Maria Concetta Sala, Adelphi, Milano 2008, p. 112
(2) Simone Weil, Attesa di Dio, a cura di Maria Concetta Sala, Adelphi, Milano 2008, p. 131
(3) Cfr. Cantico dei Cantici 2,14
(4) Simone Weil, Attesa di Dio, a cura di Maria Concetta Sala, Adelphi, Milano 2008, p 149

Foto da Pixabay

Commenti

  1. Molto vero Chi è stato a visitare la cappella degli Scrovegni cosa si trova di fronte all'invidia, magistralmente rappresentato da Giotto, proprio la benevolenza, lo sguardo buono sull'altro. Questa è la chiave di tutto.

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