I canti dei poveri: le parole della misericordia e della giustizia

I poveri comprendono le parole di Dio. Sono gli esegeti non ufficiali secondo le regole del mondo ma affidabili secondo quelle della Grazia.

Prassi.

«Sto alla porta e busso» (1), dice il Signore. «Ho aperto al mio diletto, ma il mio diletto già se ne era andato, era scomparso» (2), risponde, turbata, l’anima.
Aprire la porta, rimuovere gli ostacoli alla relazione, sono solo i primi passi. Dio viene a cercarci, il suo amore ci raggiunge nel nascondiglio della nostra autoreferenzialità. Il male spaventa, le delusioni tolgono il respiro, per questo rischiamo di preferire le scorciatoie della diserzione ai rischi fisici (persecuzioni) o spirituali (fallimenti) dell’impegno. La diserzione, però, è non-vita e significa progressivamente deformarsi ad immagine e somiglianza di quelli che opprimono. Il Signore ci chiama per nome, ci invita ad uscire, cioè a seguirlo, a lottare, a contraddire gli operatori di iniquità. Nella contrapposizione -secondo modalità evangeliche- ai disconoscimenti della dignità umana, consiste la testimonianza cristiana. L’adeguarsi, invece, ai meccanismi di sopraffazione, pur in presenza di assidue pratiche devozionali e di pubblici proclami in difesa della fede, ci rende solo dei complici retribuiti.

Chiesa in uscita.

«L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto» (3).
Decidiamo di seguire il Signore, e ci ritroviamo momentaneamente nell'oscurità. D'altronde la chiesa in uscita è una chiesa che avanza nella notte, sa che non è lei la luce. La chiesa in uscita è una chiesa in ricerca del suo Amato. La chiesa in uscita è una chiesa di periferia che rincorre il Signore tra i poveri, gli emarginati, i calpestati. La chiesa in uscita è una chiesa che non parla di se stessa ma del suo Amato. La chiesa in uscita è una chiesa povera perché sceglie il mistero di Dio e non le seduzioni, mascherate da efficienza, di Mammona.


Il Giorno del Signore.

«L’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fragranza» (4).
È la voce del Signore, solo i poveri la riconoscono. I dominatori, vincitori immorali del tempo storico, vedono i miseri rispondere e li deridono. Protagonisti di una stagione che passa in fretta, scambiano il nascondimento di Dio per assenza, giudicano abbandonati i luoghi della salvezza, scelgono un'esistenza non trasfigurata. E ascolteranno i canti eterni dei poveri senza comprenderli.

(1) Apocalisse 3,20
(2) Cantico dei Cantici 5,6
(3) Cantico dei Cantici 5,6
(4) Cantico dei Cantici 2,11-13

Foto da Pixabay

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