Il paese non può sopportare le parole del profeta Amos

«Hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali; essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri» (Amos 2,6-7)
Il linguaggio di Amos è duro, tagliente, capace di separare. Il velo di ipocrisia gettato sulla realtà dagli oppressori (esterni ed interni) non regge all'urto della sua azione profetica. Amos pone la scure alla radice dell’albero: denuncia le ingiustizie sociali, il culto vuoto (cioè staccato dalla pratica della giustizia), lo sfarzo delle classi dominanti, la pretesa di considerare la relazione con Dio come garanzia di mantenimento dei privilegi.
Amos riporta le parole di biasimo del Signore indicando situazioni concrete:

«[Gaza e i Filistei] hanno deportato popolazioni intere» (Am 1,6);

«[Tiro e la Fenicia] hanno deportato popolazioni intere a Edom senza ricordare l’alleanza fraterna» (Am 1,9);

«[Edom] ha inseguito con la spada suo fratello e ha soffocato la pietà verso di lui, perché ha continuato l’ira senza fine e ha conservato lo sdegno per sempre» (Am 1,11);

«[Gli Ammoniti] hanno sventrato le donne incinte di Gàlaad per allargare il loro confine» (Am 1,13);

«[Moab] ha bruciato le ossa del re di Edom per ridurle in calce» (Am 2,1);

«[Giuda e Gerusalemme] hanno disprezzato la legge del Signore e non ne hanno osservato i decreti; si son lasciati traviare dai loro idoli che i loro padri avevano seguito» (Am 2,4);

«[Israele e gli israeliti] hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali; essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri; e padre e figlio vanno dalla stessa ragazza, profanando così il mio santo nome» (Am 2,6-7);

«ai profeti [o Israeliti] avete ordinato: Non profetate!» (Am 2,12);

«[Samaria e gli israeliti] non sanno agire con rettitudine, dice il Signore, violenza e rapina accumulano nei loro palazzi» (Am 3,10);

«[Donne di Samaria] Ascoltate queste parole, o vacche di Basàn, che siete sul monte di Samaria, che opprimete i deboli, schiacciate i poveri e dite ai vostri mariti: Porta qua, beviamo!» (Am 4,1);

«Essi odiano chi ammonisce alla porta e hanno in abominio chi parla secondo verità» (Am 5,10);

«Essi sono oppressori del giusto, incettatori di ricompense e respingono i poveri nel tribunale» (Am 5,12);

«Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri doni e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo. Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne» (Am 5,21-24);

«Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria!» (Am 6,1);

«Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano» (Am 6,4-7);

«…voi cambiate il diritto in veleno e il frutto della giustizia in assenzio» (Am 6,12);

«…voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano”» (Am 8,4-6);

«Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboàmo re di Israele: “Amos congiura contro di te in mezzo alla casa di Israele; il paese non può sopportare le sue parole”» (Am 7,10).

Foto: Pixabay

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