La componente mistica e politica della sequela

«La mistica della sequela è, nel suo nucleo centrale, una “mistica degli occhi aperti”» (JB Metz)
«Al centro della cristologia non c’è un’idea, ma una storia, una storia pericolosa che guida alla sequela e che soltanto nella sequela manifesta la sua forza salvante. Cristo non è un’”altezza” degna di adorazione, ma è sempre anche “via” (Gv 14,6). E ogni tentativo di “conoscerlo”, di “comprenderlo”, è comunque un “andare”, un seguire. Perciò sequela non è soltanto una posteriore applicazione della cristologia ecclesiastica alla nostra vita; la pratica della sequela è proprio una parte centrale della cristo-logia, a meno che non si voglia sostituire il lógos di questa cristologia, e del cristianesimo in generale, con il lógos (puramente contemplativo) dei greci, per il cui Dio delle idee il Dio biblico della storia con il suo Cristo poteva essere solo “follia”.

Cristo deve essere pensato in modo che non sia mai solo pensato. La cristologia non fornisce soltanto insegnamenti sulla sequela, non rappresenta un sistema di saperi privo di soggetto, ma si alimenta, per amore della sua verità, alle esperienze della sequela; essa esprime essenzialmente un sapere pratico. Seguendo Gesù, i cristiani sanno a chi si sono affidati e chi li salva. Poiché il sapere cristologico si trasmette primariamente nelle storie della sequela, esso possiede anche, in modo indispensabile, un carattere narrativo-pratico […].

La sequela ha sempre una doppia struttura. Possiede una componente mistica e una componente “situazionale”, pratico-politica. E queste due componenti nella loro radicalità non crescono contrapposte, ma proporzionalmente nello stesso senso. La radicalità della sequela è al tempo stesso mistica e politica. Certo qui il termine “politico” è intenzionalmente usato in senso più ampio, per indicare che la mistica della sequela non è mai staccata dalla situazione, che non si attua mai in una indeterminatezza sociale o politica che le risparmierebbero gli antagonismi e le sofferenze del mondo, conservandole l’innocenza derivata dalla non partecipazione. La mistica della sequela è, nel suo nucleo centrale, una “mistica degli occhi aperti”.

Dove non si presta attenzione alla duplice struttura mistica e politica della sequela, si fa valere alla fine una concezione della sequela che finisce in una pratica di “sequela dimezzata”: sequela come atto di pura interiorità da un lato e, dall'altro, come idea espressamente regolativa, come un concetto puramente umanistico-politico. Si arriva alla riduzione della sequela a una dimensione di comportamento puramente sociale e politico oppure alla riduzione a una spiritualità meramente privata; viene a mancare la sequela in cui si continua quel tipo di garanzia, praticata da Gesù, dell’onore di Dio in mezzo alle contraddizioni individuali e pubbliche della nostra vita […]» (1).

(1) Johann Baptist Metz, Mistica degli occhi aperti. Per una spiritualità concreta e responsabile, traduzione dal tedesco di Gianni Poletti, Queriniana, Brescia 2013, p. 175-178

Foto: Pixabay

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