Coronavirus: appunti per una lettura spirituale

"E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate" (Apocalisse 21,4)
Diamoci appuntamento nella categoria della speranza,
che non è rimozione del dramma o attesa statica del lieto fine,
ma certezza di vedere il passaggio di Dio.

La ragione balbetta,
il cuore sanguina,
l'anima prega, ma non sa cosa domandare.
Allora lo Spirito stesso intercede con insistenza
per noi con gemiti inesprimibili.  (Cfr. Rom 8,26).

Dire: "La vita continua",
senza assumere il dolore delle vittime
è cinismo, non speranza.

Da una parte i defunti in solitudine.
Dall'altra i giochi sporchi della finanza e
l'aritmetica disumana del PIL.
Da una parte l'abisso del dolore.
Dall'altra l'abisso dell'immoralità.

Uniamoci in una grande preghiera e chiediamo
un unico grande prodigio: la nostra conversione.
Per riuscire a leggere questi tempi.
Per riuscire a vedere nella notte.

C'è bisogno di nuove parole.
Di nuovi paradigmi.
Di nuove relazioni.
"Cosa posso fare per te?", 
dovrà essere il saluto di una nuova umanità.
Altrimenti sarà stata solo sciagura.

Adesso. 
Pregare per tutti.
Aprire terapie intensive.
Acquistare ventilatori e mascherine.
Dare aiuti finanziari ai poveri.
Portare la spesa a chi ha bisogno.
Consolare gli afflitti.
Custodire la vita dell'altro seguendo le indicazioni.
Poi.
Con calma, più avanti, organizzeremo il decisivo dibattito
tra i sostenitori delle chiese aperte e delle chiese chiuse.

Il Padre manda il Figlio, non i virus.
Il Figlio, nella debolezza, ci rivela il suo Amore, attraversando
sofferenza e morte. E ci dona la salvezza: stare in relazione con Dio,
qualunque cosa accada.
Il dio-amuleto costruito in questi giorni è solo un idolo,
esattamente come quello di ieri che appoggiava strutture di peccato
mascherate da sistemi economico-sociali.

Non è tempo di eroi o di fenomeni,
ma di custodi della vita dell'altro.
Non è tempo di eroi o di fenomeni,
ma di oranti in comunione d'intenti
e di cantanti sui balconi di città deserte.
Non è tempo di eroi o di fenomeni,
ma di contemplativi che proteggono la dimora di Dio nell'uomo
e di profeti che annunciano il sorgere del sole.

Tra la società di plastica costruita dall'uomo
e il sogno di Dio sull'uomo
c'è una distanza infinita.
La nostra conversione può accorciarla,
ma solo la sua Misericordia può azzerarla. 
E questo è il tempo opportuno.

Non erano città, ma laboratori per la selezione della specie.
Adesso cerchiamo di costruire comunità solidali. 
Altrimenti l'ipocrisia resterà una delle maggiori cause di decesso.

Pregare non per ritornare nel paese dei balocchi,
ma per iniziare una storia nuova fondata sull'essenziale:
condivisione e compassione.

La sofferenza di questo periodo manifesta, tra le altre cose,
tutta l'inconsistenza delle vanità del mondo.
L'elenco sarebbe lungo, qui solo 3 esempi:
il trash,
l'idolatria del calcio (e simili),
le nevrosi estetiche di chi si percepisce come oggetto.

Ci avevano detto:
"Adorate il potere e vi realizzerete.
Adorate il denaro e diventerete invincibili".
Erano menzogne.
Due cose sole contano e rimangono:
la Parola di Dio e la carità.
Infatti a cosa serve andare sulla Luna, 
scendere negli abissi del mare, 
volare da est ad ovest, da nord a sud,
se non ci possiamo abbracciare?

"Dov'è Dio?", chiedono.
A me sembra di averlo visto nel letto di
una terapia intensiva,
al pronto soccorso in attesa del responso
di un esame,
in una casa di riposo messa in quarantena.
Dove l'uomo soffre.
Insieme all'uomo che soffre.

Foto: Pixabay

Commenti

  1. Ricco,.illuminante e profondo. Praticamente una traccia per un breve corso di esercizi spirituali da vivere in casa, come i tempi impongono.

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