Giustizia e amore: la speranza dei miseri

«Amore e giustizia io voglio cantare, voglio cantare inni a te, Signore» (Sal 101,1)
Risuona un grido del popolo dei poveri,
degli oppressi, degli esclusi,
che scuote la storia:
 
«Signore, guidaci con giustizia
di fronte ai nostri nemici» (1).

Risuona una speranza del popolo dei poveri,
degli oppressi, degli esclusi
che sostiene la storia:
 
«Noi per il tuo grande amore,
entreremo nella tua casa» (2).

La Giustizia e l’Amore sono espressioni
di un Dio che si lascia coinvolgere nelle vicende dell’uomo.
La relazione che Lui stesso propone non prevede automatismi.
Dio, promettendo la sua fedeltà, si lega con vincoli di custodia.
Essendo fedele, non può abbandonare,
o peggio essere indifferente di fronte alla sofferenza,
ai disagi, alle ferite.
E se ieri ha scelto un popolo,
prima liberandolo (con Amore e Giustizia) dalla schiavitù,
poi stringendo un’Alleanza,
oggi si rivolge a tutti, portando a compimento le sue promesse.
Con ciò non rinuncia, però, alla sua preferenza
per gli “scarti”, per i piegati, “per i resti”. 
Per quelli, cioè, di cui Cristo ha assunto la condizione,
ne ha sposato il destino,
affinché potessero definitivamente rialzare la testa,
riscattare l’esistenza, e ricevere il nome nuovo.
Non più affamati,
forestieri,
malati,
carcerati,
reietti,
perseguitati, 
ma, prediletti di Dio.
Beneficiari della sua prima Misericordia.

Afferma A.J. Heschel: «La concezione di Dio
come di un essere distaccato e non emotivo
è totalmente estranea alla mentalità biblica
[…] il pathos divino è come un ponte
gettato sull’abisso che separa l’uomo da Dio» (3).
 
Amore e Giustizia, quindi.
L’amore spinge alle azioni di giustizia,
le azioni di giustizia presuppongono l’amore
e ne sono la manifestazione.

Ascoltiamo le risonanze nei salmi:
«Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore,
la tua verità e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho celato il tuo amore
e la tua fedeltà alla grande assemblea» (4).

«Renderò grazie al Signore per la sua giustizia
e canterò il nome di Dio, l'Altissimo» (5).

«Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri,
rafforzi i loro cuori,
porgi l'orecchio, perché sia fatta giustizia all'orfano e all'oppresso,
e non continui più a spargere terrore l'uomo fatto di terra» (6).

«Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine» (7).

«Annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l'opera del Signore!(8).

Traduciamo con “amore” il termine ebraico “hesed”.
Questa espressione rimanda, in prima battuta,
al vicolo di tipo giuridico e morale nelle relazioni sociali fondamentali:
in famiglia, in alcuni casi previsti dalla Legge, tra suddito e re.
In questa accezione “hesed” si avvicina al concetto biblico di alleanza,
rappresentandone la sostanza stessa.
Ma il termine “hesed” può rimandare
anche alla dimensione puramente affettiva.

Scrive Neher: «È una simpatia testimoniata spontaneamente,
senza che una preventiva associazione l’abbia resa naturale
o necessaria tra due individui […]
Si tratta di una grazia spontanea,
di un amore che va al di là del dovere» (9).

Il simbolismo dell’amore coniugale è il più adatto
per chiarire il significato così profondo di questa espressione.

Lo ritroviamo, ad esempio, nei passi di Osea

«Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,
ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore» (10),

 e di Geremia «Ti ho amato di amore eterno,
per questo ti conservo ancora pietà» (11).

I riferimenti alla giustizia e al diritto, in Osea, 
secondo Schökel-Sicre Diaz, esprimono,
la dimensione giuridica e della legittimità,
mentre la benevolenza e l’amore esprimono
la dimensione affettiva della tenerezza.
La fedeltà rappresenta il corollario necessario per la stabilità.
Solo così si può affermare “per sempre” 
e realizzarlo (12).
 
Scrive sempre a tal proposito Buber:
«il “conoscere”, è in Osea l’autentico concetto
della reciprocità nel rapporto tra Dio e popolo.
Conoscere non indica qui lo sperimentare un oggetto
da parte di un soggetto, ma un intimo contatto
di ambedue i partner di un evento bilaterale..
con evidenti richiami alla relazione sponsale (13).

Nel Cantico dei Cantici troviamo la risposta che l’anima
dovrebbe dare alla proposta di amore di Dio:
 
«Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore» (14).

Con il simbolo del sigillo la sposa dichiara
il suo desiderio di donarsi senza riserve al suo sposo.
Il sigillo identificava la persona (15) e si portava al dito,
al braccio, o appeso collo e appoggiato sul cuore.

Commenta Ravasi:
«La sposa vuole che l’intelligenza, la volontà,
l’affettività, l’azione, la personalità intera dell’uno si trasfondano,
si attacchino, si avvinghino all’altra in una piena simbiosi.
A proposito della sua esperienza d’amore per Cristo,
Paolo esclamava: “Non sono più io che vivo
ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20)» (16).

Questa relazione, sigillata dall’amore,
non viene spezzata neanche con l’irruzione della morte.
Qui l’amore viene inteso come potenza
non solo capace di resistere alla forza distruttrice della morte,
ma di causarne la sconfitta (17).
perchè possiede una tenerezza terribile,
(parafrasando lo sposo)
"come schiere a vessilli spiegati" (18).
 
E Santa Teresa di Gesù Bambino in una sua 
poesia, ispirandosi a queste parole scrive:

«Della tua lira fai vibrar le corde,
Gesù; e quella lira è il mio cuore.
Io cantar potrò la dolcezza e forza
delle tue Misericordie.
Io sfido sorridente la mitraglia
e fra le braccia tue, Sposo divino,
cantando morire vorrò sul campo,
con l’Armi in pugno
» (19).


(1) Crf. Salmo 5,9
(2) Cfr. Salmo 5,8
(3) Citazione di AJ Heschel in Paolo Gamberini, Pathos e Logos in Abraham J. Heschel, Città Nuova, Roma 2009, p. 74-75
(4) Salmo 40,11 
(5) Salmo 7,18 
(6) Salmo 9-10,38 
(7) Salmo 17,15 
(8) Salmo 22,32 
(9) André Neher, L'essenza del profetismo, Marietti, Casale Monferrato (AL) 1984, p. 211
(10) Osea 2,21-22 
(11) Ger 31,3
(12) Cfr. L.Alonso Schökel-J.L.Sicre Diaz, I Profeti. Traduzione e commento, traduzione dallo spagnolo di Teodora Tosatti-Piero Brugnoli, Borla, Roma, p. 994
(13) Martin Buber, La fede dei profeti, traduzione di Andrea Poma, Marietti, Genova-Milano 1985, p.116
(14)  Ct 8,6
(15)  Cfr. Gen 41,42; Ag 2,23
(16)  Gianfranco Ravasi, Il cantico dei cantici. Commento e attualizzazione, EDB, Bologna 2002, p. 647
(17)  Cfr. Ravasi, op. cit., pp. 658-659
(18)  Cfr. Ct 6,4
(19)  Santa Teresa di Gesù Bambino, P48/5, in Opere Complete. Scritti e ultime parole, Libreria Editrice Vaticana-Edizioni OCD, Città del Vaticano-Roma 1997, p. 714
 
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