Fermarsi: inizio della conversione

Fermarsi per cambiare prospettiva e seguire il Vangelo con radicalità.
«Non evitare coloro che piangono e con gli afflitti mòstrati afflitto. Non indugiare a visitare un malato, perché per questo sarai amato» (Siracide 7,34-35).

Critica.

Fermiamoci. Cambiamo programma, spostiamo o annulliamo gli impegni. Rinunciamo allo svago. Abbiamo bisogno di vagliare criticamente le voci che ascoltiamo e le suggestioni che si insinuano nei processi decisionali. Abbiamo bisogno di tempo per “scavare dentro”, di silenzio e solitudine per “riconoscere”. C’è da strappare l’etichetta appiccicata sulla realtà e c’è da riscrivere il nome nuovo secondo lo Spirito. Occorre sanare la deformazione della nostra identità, sottraendoci al servizio degli idoli, anche se remunerato. Dobbiamo prepararci al deserto dei consensi e dei sostegni, perché la strada della liberazione contraddice le logiche dominanti. La profezia smaschera la loro iniquità e la loro capacità di asservimento, l’utopia indica la meta.

Condivisione.

Fermiamoci. Cambiamo programma, spostiamo o annulliamo gli impegni. Rinunciamo allo svago. C’è il racconto di un povero da ascoltare, l’oppressione di un precario da combattere, la solitudine di un malato da riempire. Interrompiamo la gara all'accumulo/consumo, a cui ci hanno iscritto fin da piccoli. Non siamo stati creati per la reiterazione, ma per la novità. Nella capacità di discontinuare, infatti, sopravvive la speranza del Regno di Dio. Se vogliamo conoscere la verità –cioè il giudizio di Dio-sull'attuale Sistema economico-sociale dobbiamo ascoltare i rifiutati, gli scartati, i calpestati, non quelli che lo difendono, lo sostengono, lo esaltano. Il pianto degli oppressi è il dolore di Dio. La rabbia degli oppressi è l’ira di Dio. Il riscatto degli oppressi è la Giustizia di Dio.

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