Preghiera nella notte: solo lo spirito conosce il cammino

Preghiera nella notte. Nello notte solo lo spirito conosce il cammino da compiere verso la libertà.

Ragione.

Mi affido alla ragione che indaga, segue piste promettenti, costruisce chiavi di lettura in apparenza inattaccabili. Sembro al sicuro e tutto scorre linearmente. Poi, senza preavviso, sopraggiungono le tenebre e al posto delle conseguenze emergono le contraddizioni. La mente va in panne, non riesce a decifrare il buio esistenziale, non trova gli strumenti adatti alla catalogazione, scambia l’attesa (di Dio) per assenza e sprofonda. Mi ritrovo così a pregare, solo lo spirito, infatti, sa avanzare anche nella notte, perché non cerca dati, ma scruta i segni. Arrestato il dinamismo della ragione, capace solo di monologhi, rimane un profondo silenzio in cui l’Altro può trovare il suo spazio vitale. La ragione afferma e ha il suo fondamento nel tentare d’imporsi. Lo spirito ascolta e ha il suo fondamento nella disponibilità ad accogliere. La ragione riempie ed esclude, lo spirito collabora e custodisce l’esistenza.

Spirito.

«Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque e le tue orme rimasero invisibili» (1).

Nel buio e nell'impossibilità di comprendere, spiegare o giustificare, lo spirito fa memoria delle promesse di Dio. Cerca l’incontro senza pretendere dimostrazioni, segue infatti la legge della fiducia. Si sente amato, nella gratuità, certo di non aver fatto nulla per meritare nascita e sopravvivenza. E nella follia dell’amore arriva a ringraziare le tenebre per aver confuso la ragione, interrompendo la sua autoreferenzialità. Lo spirito sceglie l’esodo, senza rimpiangere la rassicurante schiavitù offerta dal mondo, perché porta impresso il sigillo della libertà di Dio.

(1) Salmo 77,20

Foto da Pixabay

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