Don Peppe Diana: segno di contraddizione

Nel ricordo di Don Peppe Diana prete anticamorra che ha dato la vita per gli oppressi.

19 marzo 1994, ore 7.

Avremmo voluto accompagnarti nell'ultimo tratto di strada, fino alla chiesa, nella tua personale salita al Calvario.
Avremmo voluto essere, come il Cireneo, obbligati a portare, almeno per qualche momento, la croce che pesa sulle spalle di quelli che combattono per la Giustizia del Regno di Dio.
Avremmo voluto difenderti dai nemici e dagli indifferenti, salvarti dai collusi, ma era l’ora delle tenebre: inesorabile in questo tempo.

19 marzo 1994, ore 7,20.

Le speranze degli oppressi, ormai, giacciono in sacrestia, in una pozza di sangue.
Il tuo volto sfregiato è il volto autentico della Chiesa, quella che dà la vita per portare il lieto messaggio ai poveri (1).
Hanno spento una voce, per ridurre la denuncia profetica ad una parentesi.

Oggi.

Vorremmo sentire gridare nelle omelie, nelle aule scolastiche ed universitarie, in Parlamento: «Per amore del mio popolo non tacerò» (2).
Vorremmo sentire gridare no a tutte le seduzioni dell’Impero: posti di lavoro immorali, benessere materiale che devasta l'ambiente, privilegi in cambio di omertà.
E vederti così rivivere nei calpestati che si rialzano.

(1) Cfr. Vangelo di Luca 4,16-19
(2) Documento «Per amore del mio popolo»

Foto da Pixabay

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